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Full text of "Alta_Fedelta_1961_05"

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sentieri 




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Editoriale - A. Nìcolich - Pag. 133 

Sound on sound 

G. Perfetti - Pag. 135 

Misura pratica di alcuni altoparlanti 
G. Baldan - Pag. 141 

Fate il vostro hobby del suono creativo 
P. Postorino - Pag. 148 

Il diodo al silicone nelle apparecchiature audio 
G. Checchinato - Pag. 150 

Notiziario industriale - Pag. 156 
A tu per tu coi lettori - Pag. 161 


sommario ai #»» 5 di aita fedeltà 


Tutti i diritti di proprietà artistica e let- Direttore tecnico: dott. ing. Antonio Nicolich 

teraria sono riservati per tutti i paesi. Direttore responsabile: Alfonso Giovene 

mmmm m mm Un fascicolo separato costa L. 250; abbonamento annuo L. 2500 più 50 

puBBn nazione mensile (2 % imposta generale sull'entrata); estero L. 5.000 più 100. 

Per ogni cambiamento di indirizzo inviare L. 50, anche in francobolli. 

La riproduzione di articoli e disegni da noi pubblicati 
è permessa solo citando la fonte. 

i manoscritti non si restituiscono per alcun motivo anche se non pubblicati. 

La responsabilità tecnico-scientifica di tutti i lavori firmati spetta ai rispettivi autori, 
le opinioni e le teorie dei quali non impegnano la Direzione. 

Autorizz. del Tribunale di Milano N. 4231 - Tip. TET - Via Baldo degli Ubaldi, 6 - Milano 



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Lettera aperta ad un lettore 
(e a qualche suo conoscente) 


Abbiamo ricevuto una lettera a firma illeggibile da parte di un lettore che scrive «anche 
a nome di qualche suo amico» (da qui in avanti le espressioni fra virgolette riproducono 
quelle originali del lettore autore della suddetta lettera) « col solo scopo di contribuire sia 
pure in minimissima parte al miglioramento e miglior successo della rivista ». Poiché egli 
non ci fornisce il suo indirizzo, pensiamo che desideri la risposta attraverso alta fedeltà. 
perciò ne abbiamo fatto oggetto del presente articolo redazionale. 

Il lettore incognito comincia a lamentare « la troppa reclam » nel senso che noi pub¬ 
blichiamo descrizioni e schemi di apparecchi (pensiamo nella rubrica Notiziario industriale), 
che riproducono quanto dichiarato dai cataloghi delle- Case fabbricanti senza un giudizio 
imparziale da parte nostra. E’ vero. L’argomento si riconnette ad una idea, che abbiamo 
profondamente considerato: creare un nostro laboratorio per espletare la critica degli appa¬ 
recchi che descriviamo, in modo da formulare un giudizio sereno e spassionato, rispondente 
a verità anche se questa fosse sfavorevole per l’apparato in esame. La Direzione Amministra- 
liva ha però ben tosto dovuto bocciare questa idea cbe, fra locale, strumenti di misura, tec¬ 
nici specializzati permanentemente in servizio, acquisto dei complessi da esaminare, avvocato 
per le cause che ci promuoverebbero a getto continuo fabbricanti, rivenditori e commercian¬ 
ti, ecc. ecc. ci porterebbe a mettere in liquidazione non solo alta fedeltà ma anche Finterà 
Editrice il Rostro e ci sgnaccherebbe tutti in galera per fallimento senza concordato. In que¬ 
ste condizioni cosa possiamo fare? 

Il nostro accusatore prosegue dicendo che abbiamo « trascurato la maggioranza dei let¬ 
tori » ( ?) per aver « pubblicato molti schemi ma senza un ordine cronologico e saltuaria¬ 
mente ». La rivista deve fornire per quanto possibile le notizie più recenti, le ultime novità; 
quando un nuovo schema viene disponibile, noi lo pubblichiamo, ma come potremmo preve¬ 
derlo prima che compaia? Se anche noi oggi ripubblicassimo gli schemi ben elencati, già 
comparsi nelle nostre pagine, per farne una raccolta organica, questa verrebbe subito fru¬ 
strata dai nuovi schemi che indubbiamentq seguiranno. E’ questo il difetto degli schemari: 
alta fedeltà è una rivista e non uno schemario. 

Siamo d’accordo che il tecnico si trova in difficoltà quando ricerca nella letteratura tec¬ 
nica la trattazione di un argomento, che si trova sparso qua e là su questa, o su quella rivista, 
ma le cose vanno così da che esiste la stampa tecnica. Le biblioteche vengono in soccorso, 
ma deve essere soprattutto cura deH’interessato di prendere conoscenza delle pubblicazioni 
nazionali ed estere, non per sapere tutto quanto viene pubblicato, ma per ricordarsi al mo¬ 
mento opportuno che in certo posto è trattato l’argomento che gli interessa. Per facilitare la 
ricerca, al termine di ciascuna annata e precisamente nel N° 12 di ognj anno di alta fedeltà 
è riportato il sommario degli argomenti pubblicati nei 12 mesi precedenti ; perciò se uno 
vuole rintracciare un dato articolo, basta che dia uno sguardo ai detti sommari, il che non 
è nè penoso, nèr difficile. 

Segue l’accusatore col menzionare gli errori che talvolta compaiono negli schemi espri¬ 
mendosi in cotal guisa: «Ora va bene che un tecnico efferato (sic!) avrebbe trovato l’errore, 
ma tante volte sugli apparecchi complessi un errore può essere scambiato anche per una 
novità». Gli errori di sturrpa sono la nostra spina nel cuore; per quanto accurata sia la re¬ 
visione dei disegni e delle bozze di stampa, è inevitabile che qualche refuso sfugga; non a 
scusante, ma ad attenuante delle nostre nere colpe che ci faranno inghiottire dall’averno, 
diciamo che spesso gli errori da noi pubblicati sono contenuti negli originali dai quali de¬ 
duciamo i nostri articoli. Comunque, debitamente prostrati e col capo cosparso di cenere, 
battendoci il petto, non manchiamo di informare i lettori circa le necessarie correzioni, spe¬ 
cialmente e ripetutamente attraverso la rubrica « A tu per tu col lettore ». 

Il nostro carnefice insiste poi perchè vengano raccolti tutti gli articoli riguardanti un 
dato argomento. Ripetiamo che questo non è effettuabile con una rivista; occorrono un libro 
ed uno schemario. Il volumetto La tecnica delValta fedeltà ed il suo complemento La tecnica 
della stereofonia del compianto Gino Nicolao, sono proprio stati elaborati nell’intento di 
coordinare e ben raccogliere gli argomenti e gli schemi fondamentali che interessano gli ap¬ 
passionati della musica riprodotta. 

Circa le misure rimandiamo a quanto trattato dall’ing. F. Simonini nella sua lunga Intro¬ 
duzione all’alta fedeltà; non mancheremo di ritornare sull’argomento misure quando se ne 
presenterà l’occasione. 

La pubblicazione di schemi per la autocostruzione di strumenti di misura, procurerebbe 
un’infinità di grosse delusioni a chi si attentasse di realizzarli sul tavolo di cucina. Non ci 
si può sostituire alle Case specializzate e pretendere di ottenere gli stessi risultati; è il caso 
di ricordare il nec sutor ultra crepidam. 

Restiamo ora in attesa dei padrini del nostro efferato persecutore incognito, ai quali sia¬ 
mo disposti a lasciare la scelta dell’arma, del luogo e della data del fatai certame. 


Don. Ing. 4. NICOLICH 



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SOUND ON SOUND 


di 

Gianfranco Perfetti 


La registrazione mono e/o stereo realizzata su 
apparecchiature commerciali con processo di so- 
vraimpressione. 


Non si può dire di preciso quando sia stata applicata 
per la prima volta la tecnica cosiddetta di « sovraim- 
pressione » magnetica nelle registrazioni a nastro. 

E' evidente però che dalla sua prima applicazione, que¬ 
sta trovò subito un larghissimo impiego ovunque, per 
ragioni che variano col variare delle necessità degli « ef¬ 
fetti » ottenibili, ed, al giorno d'oggi, non esiste prati¬ 
camente studio che non sia provvisto di un sistema 
idoneo per tali applicazioni. 

I nomi attribuiti a questo processo di addizione elettro- 
magnetica delle modulazioni sono più d'uno e, volen¬ 
done declinare alcuni, sarebbe bene notare che i diversi 
appellativi cui spesso si ricorre, non sono dovuti a sola 
nota preferenziale di terminologia, ma a sfumature ca¬ 
ratterizzanti l'uso e l'impiego. 

SOVRAIMPRESSIONE è un termine generico che non 
impegna a considerare circuiti particolari, potrebbe, 
forse, essere accostato al significato del termine ingle¬ 
se « Sound on Sound ». 

SOUND ON SOUND indica il processo di addizione elet¬ 
tromagnetica di modulazioni prelevate in intervalli non 
determinati di tempo e poi, con opportuno dosaggio, 
immessi in una unica pista magnetica che li rivelerà 
sovrapposti, in una determinata ed immutabile unità 
temporale. 

Tale processo è relativo all'addizione di segnali esegui¬ 
ta con un solo apparato di registrazione ed un solo na¬ 
stro (fig. 1), quindi da considerarsi di facile uso anche 
domestico. 

Le particolari combinazioni di circuito saranno illu¬ 
strate in- seguito. 

MULTIDUBBING (TECHNIQUE) svolge le identiche fun¬ 
zioni del sistema Sound on Sound, ma è da conside¬ 
rarsi decisamente professionale per le particolarità dei 
collegamenti da mettere in opera. 

Le modulazioni, prelevate a distanza di tempo tramite 
testine multiple registranti su nastro da 16 mm, sono 
immesse ciascuna in un proprio canale. 

Ogni registrazione può, volendo, avere costante di tem¬ 
po di riferimento con la registrazione precedente attra¬ 
verso un monitore, senza per questo rendere necessa¬ 
ria la cancellazione. 

II sistema (fig. 2) consente correzioni e miglioramenti 
nel dosaggio senza danno alcuno per la fedeltà del se¬ 
gnale e diminuzione del rapporto tra segnale e rumore 
di fondo. 

MULTITRACKS (RECORDING TECHNIQUE) è identi¬ 
ca alla tecnica Multidubbing con la sola variante, di 
notevole importanza per le diverse applicazioni possi¬ 
bili, che le registrazioni vengono effettuate contempo¬ 


raneamente, e tenendo presente che questo sistema non 
consente unificazione temporale di registrazioni effet¬ 
tuate a tempi indeterminati (con ovvio riferimento ad 

I unità base), si attua la possibilità di addizionare con 
sorprendente precisione di contemporaneità, diverse re¬ 
gistrazioni effettuate simultaneamente in diversi luoghi 
aventi ciascuno caratteristiche acustiche particolari. 
Anche questa tecnica è di carattere professionale per 
la complessità del missaggio e delle apparecchiature 
relative (fig. 3). 

ADD ON (SOUND TECHNIQUE) è la denominazione 
data ad una delle tecniche più usate e più pratiche fra 
quelle in oggetto. 

In definitiva si tratta di ottenere quanto ottenibile col 
sistema Sound on Sound usando però una addizione 
fonica non più elettrica ma aerea o, più propriamente, 
acustica. 

Tale sistema è praticamente il sistema utile per la crea¬ 
zione di echi e riverberazioni usati abbondantemente 
nelle attuali tecniche di registrazione (fig. 4). 

FUNZIONI 

Dato il tenore della nostra rivista e soprattutto consi¬ 
derati i costi che certe apparecchiature hanno attual¬ 
mente, è giusto prendere in considerazione solo’ quel¬ 
le tecniche che possano consentire agli utenti combi¬ 
nazioni abbastanza felici nel risultato, tramite l'uso di 
non troppo impegnativi mezzi elettronici. 

A questo proposito le caratteristiche offerte dal siste¬ 
ma Sound on Sound ci sembrano le più idonee ed, in 
ultima analisi, vedremo che può consentire molti pra¬ 
tici e soprendenti effetti. 

V'è, tuttavia, una particolarità. 

Come già illustrato in fig. 1, le testine del magnetofono 
devono essere tre: una a traferro ampio (cioè relati¬ 
vamente più grande degli altri due per le funzioni che 
dovrà svolgere) e sarà alimentata con circa 60-100 kHz 
quindi adibita alla preparazione del nastro o come si 
è soliti dire alla cancellazione; una seconda per la let¬ 
tura commutabile in registrazione ed, infine, una terza 
per la lettura solamente. 

II lettore avrà notato che la terza testina, quella indi¬ 
cata per il prelievo del segnale base è posta davanti 
(o «prima» rispetto alla direzione di corsa del nastro 
in registrazione) alla testina di premagnetizzazione, che, 
d'ora in poi, chiamermeo testina P.M. La disposizione 
di tale testina, nel luogo indicato, non è prevista nei 
magnetofoni in commercio in cui spesso lo spazio a 
disposizione è limitatissimo (chissà poi il perchè!?). 
Nella ristrettissima scatoletta di copertura delle teste, 
trovano normalmente posto oltre alle usuali due teste 



registrazione 





136 


























— PM e lettura (commutabile in registrazione) — an¬ 
che il capstan, il suo pressore (idler), i guida nastro 
ed i tamponi di aderenza (pressure pads), quindi non 
solo non vi sarebbe spazio per un altro organo di let¬ 
tura, ma sarebbe quanto mai precario installare un 
qualsiasi congegno atto ad aumentare le prestazioni del 
trascinatore. 

Se si vorrà quindi porre in opera una testina di lettura 
avanti (Sound on Sound) o dietro (Add-on) la testa 
PM, sarà ovviamente necessario porla all'esterno del¬ 
l'alloggio del gruppo fornito dalla Casa costruttrice, 
prendendo le naturali precauzioni. 

Tuttavia la cosa più facile, ma sempre di facilità re¬ 
lativa dato che certe parti staccate si trovano in com¬ 
mercio a circuito ristretto, sarebbe quella di sostituire 
la normale testina di lettura, già predisposta nel ma¬ 
gnetofono, con una testina doppia — quindi stereo — 
per 4 tracce. 

Con tali testine, che generarono la nascita del nuovo 
interessante mercato dei nastri, molte combinazioni di¬ 
ventano possibili. 

Essendo il principio del Sound on Sound attuabile con 
ciascuna delle soluzioni consigliate, ci limitiamo a de¬ 
scriverlo sulla base di possibili adattamenti sui ma¬ 
gnetofoni relativi. 

Quasi tutti i registratori magnetici oggi in commercio, 
che abbiano velocità elevate di lettura e costruttiva¬ 
mente concepiti secondo le norme internazionali, pos¬ 
seggono caratteristiche utili a tal fine: in particolare 
hanno teste a 4 T. 

COMBINAZIONI 

La predisposizione dei circuiti elettrici per ottenere gli 
effetti di sovraimpressione è, molto spesso, nei nuovi 
registratori, già prevista dalla Casa costruttrice che, per 
tale scopo, pone sul pannello di comando uno speciale 
pulsante, talvolta indicato con una scritta che lascia 
chiaramente intendere la funzione ma non il tipo di 
commutazione. 

Per spiegarci meglio ed analizzando le possibilità che 
offrono i nuovi apparati a 4 T, diamo un breve elenco 
di quanto necessario per ottenere buoni effetti di Sound 
on Sound. 

Una volta premagnetizzato il nastro e registrata la pri¬ 
ma traccia monofonica, deve potersi escludere dal cir¬ 
cuito la testa PM e contemporaneamente essere com¬ 
mutata in lettura la testina (o più propriamente il tra¬ 
ferro relativo alla traccia in oggetto) che servì per la 
prima registrazione. L'uscita di questo traferro deve 
poter pitolare uno stadio monitore ed alimentare un 
circuito di registrazione relativo all'altro traferro (trac¬ 
cia N° 3 del sistema a 4T) su cui apparirà miscelato 
con il segnale esistente, anche una nuova modulazione 
proveniente dall'esterno. 

Se alle due magneto-impressioni se ne volesse aggiun¬ 
gere una terza e così di seguito, è necessario che un 
solo traferro della testa PM venga fatto oscillare sui 
60-100 kHz durante la nuova registrazione. 

Il traferro di cancellazione sarà ovviamente quello re¬ 
lativo alla traccia N° 1 su cui si tornerà a registrare 
con due segnali della traccia 3 ed un nuovo segnale 
esterno. 

Per questo le commutazioni di lettura e registrazione 
di ogni traferro devono poter essere indipendenti e 
reversibili, ma con interdipendenza di collegamenti. 
Procedendo in tal modo le registrazioni potranno arri¬ 
vare ad un numero di 6-8 somme o passaggi addittivi 
tenendo presente, però, che le relative perdite per in¬ 
termodulazione (cross-talk) e cancellazione induttiva au¬ 
menteranno non con somma aritmetica ma per legge 
esponenziale. 

La testa PM - 4 T infatti ha due traferri che possono es¬ 
sere pilotati separatamente, ma per quanto efficace sia 
la schermatura adottata, all'azione magnetoenergetica 
di uno dei due corrisponderà sempre una identica rea¬ 
zione induttiva nell'altro che, in definitiva e per quan¬ 
to debole sia, farà scendere la modulazione della trac¬ 
cia registrata di circa 3-4 decibel rispetto alla prece¬ 
dente creando sbilanciamenti di volume con i segnali 
originati dall'esterno. 


E' un inconveniente cui non è possibile porre rimedio 
se non applicando una testa di lettura aggiuntiva come 
già spiegato per lej registrazioni a mezza traccia. Consi¬ 
gliamo tuttavia di avere cura di mantenere le prime 
registrazioni a livello massimo, cioè a quasi saturazio¬ 
ne degli ossidi depositati sul nastro. 

Per questo genere di registrazioni, inoltre, è indispen¬ 
sabile la perfetta aderenza dei nastri ai traferri delle 
teste, ci si provveda quindi di opportuni pressori in al¬ 
luminio ricoperto in velluto per ottenere, anche se solo 
momentaneamente durante la registrazione, quanto so¬ 
pra detto. 

Ricordiamo infine che i preminastro in gomma hanno 
alto potere frenante, che quelli in feltro sporcano le 
testine e che quelli in carta o plastica scaldano e con¬ 
seguentemente deformano il supporto dei nastri. 

EFFETTI 

Gli esempi di collegamenti che riportiamo in sommari 
schemi a blocco tengono conto di registrazioni stereo e 
mono. 

Riteniamo che le apparecchiature usate non siano com¬ 
poste da elementi di cui l'utente già provvisto di una 
installazione stereofonica possa ritenersi privo, tuttavia 
quanto ancora non in possesso di chi vuole mettere in 
pratica questa tecnica di sovraimpressione, sarà di fa¬ 
cile costruzione e di accessibile onere economico. 
Quando si parla di economia è bene chiarire sempre 
che tutte le spese aggiuntive sostenute per migliorare 
le apparecchiature base sono giustificabili solo se ciò 
di cui si è già in possesso fornisce prestazioni molto 
soddisfacenti, di facile adattabilità, e, soprattutto, co¬ 
stanti, altrimenti quanto detto finora e quanto si dirà 
non può avere altro che un significato: quello di una 
sempre gradita esperienza nel campo specifico, senza 
pretese di risultati fuori dell'ordinario, ma per una 
semplice conoscenza dei fenomeni elettroacustici. 
Premettendo che le figure riportate ai numeri 5, 6 e 7, 
non tengono conto di molteplici fattori acustici ed elet¬ 
trici, ci riferiamo ora in particolare alla fig. 5 ed al suo 
schema di principio. 

Notiamo come il sistema, riportato a blocchi, consente 
la realizzazione di echi incrociati sui due canali, men¬ 
tre la fig. 6 attua con scheletrica semplicità il princi¬ 
pio pianimetrico della disposizione di vari elementi utili 
a creare una riverberazione controllata. 

Agendo sul comando di bilanciamento del master ste¬ 
reofonico, 1'emissione sonora delle sorgenti scivolerà 
dal punto MB1 al punto MB2 e viceversa. 

La fig. 7 ci sembra abbia fine a se stessa e crediamo 
utile aggiungere solo che il sistema in essa descritto 
offre sorprendenti possibilità per creare « effetti spe¬ 
ciali » di facile attuazione una volta che l'utente avrà 
assunto la debita pratica nel comandare la pulsantiera 
instabile. 

D'altra parte è giusto pensare che il dare certi consi¬ 
gli, o meglio suggerire idee in tal senso, sia cosa su¬ 
perflua e siamo certi che ognuno di coloro interessati 
in queste particolari procedure di registrazione saprà 
certo disporre convenientemente il proprio materiale. 
Utile, piuttosto, potrà essere una breve e sommarla 
cronistoria degli eventi più salienti che negli ultimi 
trent'anni hanno decretato lo sviluppo del sistema di 
sovraimpressione o creazione d'eco artificiale. 

DAL 1934 AD OGGI — 1961 — 

Dal tempo in cui fu iniziata la registrazione dei suoni, 
uno dei problemi che preoccupò di più l'ingegneria Au¬ 
dio, fu quello di creare una riverberazione sintetica tale 
da consentire miglioramenti o la correzione di even¬ 
tuali e inevitabili registrazoni mal effettuate o effettua¬ 
bili in modo non soddisfacente. 

Cinema, radio, televisione e discografia usano al gior¬ 
no d'oggi costapgemente un fattore di riverberazione 
« x » che può variare a seconda delle necessità. 

Un sistema primordiale, ma in effetti il più completo ed 
efficace, è quello del ritardo calcolato sui tempi e le 
velocità di propagazione delle onde sonore nell'aria. 

Per questo genere di ritardo veniva e viene tuttora usa- 


137 



tempo variabile d'eco 
controllabile in volume e tono 



◄ 


Figura 4 


ta una camera d'eco, che non è altro che un grande 
ambiente, senza porte nè 'finestre, con uno stretto cor¬ 
ridoio d'accesso e completamente vuoto. 

Le sue superfici sono generalmente smaltate. 
Nell'ambiente vengono posti un microfono ed un alto- 
parlante. 

Il segnale originario da riverberare è immesso in un 
mixer, dal mixer nell'amplificatore di potenza, il cui 
stadio finale piloterà sia il gruppo di registrazione, sia 
l'altoparlante in camera d'eco. Dal microfono della ca¬ 
mera d'eco si ritorna ad una seconda entrata del mixer, 
indi all'amplificatore. 

Il vantaggio di questo sistema è quello di essere assai 
semplice e soprattutto di ampia risposta in frequenza. 


La piena risposta in frequenza, infatti, consente l'ado¬ 
zione di filtri con i quali ottenere effetti tra i più di 
sparati. 

Qualche svantaggio, tuttavia, esiste e si può individuare 
valutando coscienziosamente il costo di tali realizza¬ 
zioni. La camera d'eco è uno spazio, grande e libero, 
che verrà usato solo pochi minuti al giorno, non solo, 
ma bisogna considerare che una sola camera non è 
sempre sufficiente, quindi più ambienti possono essere 
richiesti contemporaneamente, ma sempre per pochi 
minuti al giorno. Su un intero mese questo spazio 
rimarrà improduttivo per circa 26 giorni. 

V'è dell'altro: esiste il problema dell'isolamento delle 
predette sale, sia dall'esterno, sia dall'interno, quindi 




138 












la schermatura con opportuno materiale fonoassorbente 
che le renda perfettamente scevre da vibrazioni e mo¬ 
dulazioni di qualsiasi natura. Poi v'è il problema termi¬ 
co ed igrometrico dell'aria che, per riverberazioni cal¬ 
colate, deve mantenere una certa costanza. 

Si è tentato più volte di realizzare, in una unica sala 
d'eco, più tempi di ritardo con prelievo contemporaneo 
dei segnali. 

A questo proposito sono stati sistemati fino ad otto 
microfoni in uno stesso ambiente a diversa distanza dal¬ 
l'unica sorgente. 

Tuttavia, costo e manutenzione sono sempre rimasti 
molto gravosi. 


Ma... dato che siamo in argomento, desidereremmo che 
fosse posto in evidenza come due identiche sistemazio¬ 
ni microfoniche vengano usate per usi tra i più scon¬ 
certanti. Otto microfoni sono in una stessa sala con 
il preciso scopo di rivelare otto diversi segnali — di¬ 
versi per tempo e per intensità, poi... 

Otto microfoni sono in una stessa sala con il preciso 
scopo di riprodurre fedelmente in stereofonia le dimen¬ 
sioni attraverso il calcolo preciso che deriva teorici- 
mente dalla differenza e somma di due unici segnali 
— diversi per tempo e per intensità: le conseguenze 
sono quelle che sono e, senza evadere troppo dall'argc 
mento, procediamo con ordine, anzi retrocediamo fino 
al 1934, ponendoci come premesse quelle che dovrebbero 






essere le caratteristiche essenziali per un sistema di ri¬ 
verberazione artificiale. 

Tre elementi fondamentali: i! ritardo totale dal tempo 
di attacco a quello di prelievo del segnale riverberato, 
la serie di riverberazioni secondarie a tempi e strut¬ 
tura armonica simile a quella del segnale di attacco e, 
infine, una caduta di livello non molto alta. 

Bisogna inoltre rammentare sempre che i vari sistemi 
si raggruppano sotto le seguenti categorie: 

Sistemi di ritardo tridimensionali aerei 
Sistemi dì ritardo unidimensionali aerei 
Sistemi di ritardo meccanici 
Sistemi di ritardo meccanici bidimensionali 
Sistemi di ritardo ad onde elettromagnetiche 
Sistemi di ritardo elettro-ottici 

Sistemi di ritardo a registrazione magnetica pluriteste 
Sistemi di ritardo a circuito magnetico 
Cominciamo quindi una sommaria cronistoria dal citato 
1934, anno in cui E. H. Schreiber brevettò uno speciale 
sistema di riverberazione basato sul principio della con¬ 
troreazione nella cui linea erano posti un apparato di 
ritardo ed un attenuatore. 

Il sistema aveva l'inconveniente, essendo molto sensì¬ 
bile, di presentare facilmente reazione elettroacustica. 
Nel 1938 una complessa camera d'eco fu ideata e rea¬ 
lizzata da A. Pfìster mentre sempre nello stesso anno 
Alfred N. Goldsmith brevettò il primo sistema d'eco 
elettronico a teste multiple realizzato con l'ausilio di 
un registratore a filo. 

Tuttavia il troppo scarso risultato ottenibile dalla re¬ 
gistrazione su filo non consentì al sistema una grande 
diffusione. 

Qualcosa di molto interessante fu invece fatto nel 1940: 
anno che vide la fusione più sconcertante tra ottica e 
acustica. 

Peter C. Goldmark brevettò un procedimento di river¬ 
berazione che era costituito da un grande disco a su¬ 
perficie piana sul cui bordo venne applicato un leggero 
strato di materiale fosforescente. 

In breve il processo era il seguente: una luce modu¬ 
lata dal segnale tracciava sui fosfori la propria modu¬ 
lazione che veniva poi prelevata da una serie di cellu¬ 
le fotoelettriche opportunamente distanziate. 

Molto interessante è notare che il sistema fu concepito 
in così originale forma soprattutto perchè la caduta 
della luminosità dei fosfori aveva carattere esponenzia¬ 
le molto simile a quella delle onde sonore in ambiente 
chiuso. 

Tuttavia notevole distorsione si poteva notare in ogni 
particolare condizione di lavoro e la complessità del si¬ 
stema condannò anche questa volta la sua diffusione. 
Finalmente S. K. Wolf nel 1941 diede pubblica dimo¬ 


strazione della prima apparecchiatura riverberatrice a 
nastro magnetico. 

Ma il nastro non era quello che oggi conosciamo, si 
trattava di una lunga fettuccia di acciaio sulla quale, 
dopo la testina di premagnetizzazione e quella di regi¬ 
strazione, vennero disposte altre sedici testine tutte per 
la lettura a tempi (quindi spazi) predeterminati. 

La seconda Guerra Mondiale, tuttavia, mise definitiva¬ 
mente a riposo questa apparecchiatura che deve ancor 
oggi essere considerala la prima interessante realizza¬ 
zione magnetica. 

Già durante la guerra, in Germania, e subito dopo la 
fine del conflitto in tutto il mondo tecnico, fecero la 
loro apparizione i primi nastri magnetici con gli os¬ 
sidi disposti su superfici a base di acetati. 

Ma nonostante l'avvento della registrazione magnetica 
altri interessanti tentativi devono essere ricordati. 

Nel 1942 un riverberatore a specchi concavi fu ideato 
da E. W. Davis. 

Nel 1943 W. D. Phelps perfezionò e brevettò un sistema 
a frequenze portanti ultrasoniche. 

Nel 1947 M. Parisier brevettò un sistema per generare 
ritardi nella propagazione delle onde sonore. 

Tutto consistette in una piccola camera stagna in cui 
i suoni venivano immessi e prelevati con normale si¬ 
stema elettroacustico, i ritardi erano generati da un 
aspiratore-compressore che variava la densità dell'aria 
(mezzo di propagazione) nell'interno della camera stessa. 
Sempre nel 1947, Barton Krevzer brevettò un sistema 
a frequenze ultrasoniche e dimostrò l'uso che se ne po¬ 
teva fare immettendo i segnali ultrasonici modulati ne¬ 
gli stessi ambienti in cui già esisteva la modulazione 
aerea utile per la ripresa microfonica diretta. 

Questo sistema tuttavia non tenne nella dovuta consi¬ 
derazione il notevole assorbimento dell'aria alle alte 
e altissime frequenze pregiudicandone la riverberazione. 
Nel 1950 la R.C.A. con H. F. Olson brevettò un sistema 
realizzato con trasduttori Hi-Fi e lunghe canne riso¬ 
nanti simili a nuelle d'organo. 

Nel 1952, l'avvento delle teste magnetiche pluripiste 
sullo stesso nastro e perfettamente « in linea » svilup¬ 
pò definitivamente il sistema a registrazione magnetica. 
Nello stesso tempo altri sistemi videro la luce, ma con 
esiti non molto lusinghieri. 

Ricordiamo tra questi ultimi il pratico sistema Ham- 
mond consistente in lunghe molle di acciaio smorzate 
ad olio ed eccitate da trasduttori speciali o da varia¬ 
zioni di campi magnetici. 

Per concludere dobbiamo riconoscere che nessuno dei 
sistemi citati ebbe grande sviluppo se si eccettuano i 
due massimi e più pratici gruppi che, con alcune va¬ 
rianti, hanno perfezionato il sistema naturale a came¬ 
ra d'eco e quello elettronico a registrazione magnetica 
su nastro. m 


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140 





MISURA PRATICA 
DI ALCUNI ALTOPARLANTI 


di J. Riethmuller 

da «Toute la Radio» luglio - agosto 1960 - n. 247, 


a cura del Dott. Ing. G. Baldan 


In questo articolo illustreremo i ri¬ 
sultati ottenuti nelle misure e le 
osservazioni fatte nelle prove di a- 
scolto di un gruppo di altoparlanti. 
Secondo la nastra abitudine noi par¬ 
leremo solo degli altoparlanti che 
durante le misure o l'ascolto si so¬ 
no dimostrati interessanti, sia per 
la loro qualità intrinseca, sia per 
un basso rapporto qualità/prezzo, 
sia per una concezione originale. 
Naturalmente noi non abbiamo pro¬ 
vato tutti gli altoparlanti disponi¬ 
bili sul mercato ed il nostro silen¬ 
zio su questo e su quel tipo non si¬ 
gnifica necessariamente una con¬ 
danna. 

Abbiamo supposto che gli altopar¬ 
lanti debbano lavorare in un com¬ 
plesso a tre canali: alti, medi, bas¬ 
si. Le frequenze di separazione frn 
questi tre canali possono natural¬ 
mente essere scelte in modo diver¬ 
so. Noi pensiamo che dei buoni va¬ 
lori per la prima possano variare 
da 300 a 700 Hz e da 2000 a 3500 Hz 
per la seconda. Ricordiamo che è 
conveniente scegliere queste fre¬ 
quenze più basse che è possibile. 
Se l'altoparlante dei medi è mon¬ 
tato su un bafFle piano, sono di so¬ 
lito le dimensioni di quest'ultimo 
che fissano la frequenza al di sot¬ 
to della quale l'altoparlante comin¬ 
cia a cedere. I tweeter hanno spes¬ 
so una frequenza limite inferiore 
ben definita e ciò induce i costrut¬ 
tori a definire una frequenza, mini¬ 
ma di separazione. 

Gli ascolti comparativi sono stati 
fatti su un nostro complesso il cui 
schema a blocchi è rappresentato 
nella fig. 1. La prima frequenza di 
separazione è stata posta ai 500 Hz. 
Questa prima separazione avviene 
a monte dei due amplificatori se¬ 
parati per i bassi e per i medi e 
alti. Il primo amplificatore alimen¬ 
ta direttamente i woofer, l'altro a- 
limenta un filtro a induttanza e ca¬ 
pacità avente una frequenza di se¬ 
parazione di 2000 - 3500 Hz. 

La regolazione del bilanciamento 
dopo la prima separazione non è dif¬ 
ficile, perchè disponiamo di due 
amplificatori separati con comandi 
distinti! 


Nella seconda separazione ciò è un 
po' più difficile. E' necessario poter 
attenuare uno dei due elementi, la¬ 
sciando lavorare il filtro sulle sue 
impedenze caratteristiche. Noi ab¬ 
biamo quindi realizzato un attenua¬ 
tore variabile da 10 dB con impe¬ 
denza in entrata costante. Questo 
attenuatore veniva di solito inseri¬ 
to prima del tweeter e poteva an¬ 
che essere accoppiato a degli atte¬ 
nuatori fissi da 6 o 10 dB nel caso 
di tweeter a rendimento molto al¬ 
to. Un commutatore permetteva di 
scegliere il tweeter desiderato fra 
un gruppo di cinque tutti montati 
su un baffle attorno all'altoparlante 
dei medi (medium). Adottando il 
sistema della preequalizzazione, il 
confronto dei tweeter poteva avve¬ 
nire molto rapidamente. 

Non si poteva naturalmente pensa¬ 
re di montare contemporaneamente 
più altoparlanti per i medi sullo 
stesso baffle. Quindi, per rendere il 
confronto più rapido possibile, ab¬ 
biamo preparato quattro piccoli pan¬ 
nelli, muniti di piedi, che si pote¬ 
vano alloggiare in una finestra del 
baffle portante i tweeter; la tenuta 
veniva assicurata rapidamente me¬ 
diante un nastro adesivo di plasti¬ 
ca. La sostituzione degli altoparlan¬ 
ti per i medi si poteva perciò ese¬ 
guire in pochi secondi. Purtroppo 
la preequalizzazione è meno facile 
e molto spesso la sostituzione del 
« medium » comportava il ritocco 
di tutte le regolazioni. 

I tweeter considerati avevano nor¬ 
malmente una impedenza nominale 
di 15 Ù. Quelli che avevano una im¬ 
pedenza più bassa venivano norma- 
lizzati con una resistenza in serie, 
artificio che in questo caso non a- 
veva alcun inconveniente. Per l'a¬ 
dattamento degli. altoparlanti per i 
medi impiegavamo invece un auto- 
trasformatore a bassa induttanza 
propria. 

Delle misure pratiche ci hanno mo¬ 
strato che il filtro medi-alti funzio¬ 
nava perfettamente su carichi resi¬ 
stivi e meno bene con gli altopar¬ 
lanti, a causa della loro variazione 
di impedenza in funzione della fre¬ 
quenza. Il sistema R-C in serie col¬ 
legato in parallelo sull'uscita « me¬ 


dium » ristabilisce un funzionamen¬ 
to corretto. 

La variazione della frequenza di se¬ 
parazione del filtro L-C è poco orto¬ 
dossa. Normalmente si mantiene 
costante l'impedenza caratteristica 
e si modificano contemporaneamen¬ 
te le due induttanze e le due ca¬ 
pacità. 

Poiché però non avevamo voglia di 
variare le nostre bobine, ci limita¬ 
vamo a commutare le capacità e 
quindi a variare l'impedenza carat¬ 
teristica ; del resto la perdita del 
30% in posizione « 2000 Hz » non è 
un inconveniente molto grave (ve¬ 
di schema fig. 2). 

Durante gli ascolti ed i confronti, 
l'elemento in prova era sempre ac¬ 
compagnato da due altri elementi 
noti e di atta qualità che comple¬ 
tavano l'insieme in modo che l'e- 
sperimentatore che controllava un 
tweeter non fosse per esempio di¬ 
stratto dai difetti di un medium. 
L'impiego degli altoparlanti specia¬ 
lizzati in un sistema a più canali 
è più razionale e pretende una mi¬ 
nore fatica da questi poveri alto- 
parlanti. Tuttavia, soprattutto per 
ragioni economiche, può essere de¬ 
siderabile ridurre il numero dei ca¬ 
nali. Perciò ci interessarono anche 
gli altoparlanti a larga banda. Tut¬ 
tavia noi li esamineremo dapprima 
nella o nelle bande in cui essi han¬ 
no delle buone prestazioni. Solo più 
tardi esporremo le prove fatte con 
un canale unico e con due canali. 
Inizieremo la nostra rassegna con 
gli altoparlanti per i bassi, che han¬ 
no alcune caratteristiche che si pre¬ 
stano bene alle misure. 

ALTOPARLANTI PER I BASSI 
Misure 

La tabella seguente riassume i ri¬ 
sultati delle misure e' qualche ca¬ 
ratteristica dei nove altoparlanti 
considerati in questa banda. La ta¬ 
bella necessita di qualche parola di 
commento. 

Non è per errore che è stato com¬ 
preso in questa lista un altoparlan¬ 
te con un diametro di 9 cm. Il GP9 
della Ge-Co, anche se è raramente 
impiegato solo come altoparlante 
dei bassi (esso avrebbe un livello 


141 



preamplif. 

corrett. 


Pick-up 


ampli), di potenza 



y J 

filtro separatore 

| medi -*■ alti I 




di canali 
|500hHzl 


comandi di 
volume e tono 


filtro separat. 
di canali 
2 o 3,5kHz 


amptif. di potenza 
(bassi] 


HW 


acuti 


-0^ medi 


bassi 


4 Flg, 1 

Schema a blocchi dell’apparecchiatura impiegala 
per il confronto degli altoparlanti, [.'attenuatore 
è stalo indicalo nel canale degli alti medi. Il 
filtro separatore posto a monte degli amplifica¬ 
tori di potenza permette la regolazione relativa 
del livello dei due canali. 


molto basso), è l'elemento costitu¬ 
tivo del « Mondial 6 » pesante. L'a¬ 
scolto è stato fatto effettivamente 
su un « Mondial 6 » pesante monta¬ 
to su una custodia, però le misure 
sono state fatte su un GP9 libero. 
Le misure riportate sono quelle ot¬ 
tenute su un solo esemplare per ti¬ 
po; poiché si ha una forte disper¬ 
sione delle caratteristiche negli al¬ 
toparlanti, i valori indicati possono 
scostarsi molto dalla media, che 
può essere determinata in modo 
statistico solo dal costruttore. 
Poiché le misure statiche di rigidi¬ 
tà sono poco precise noi abbiamo 
impiegato il metodo dinamico in 
tutti quei casi in cui era nota la 
massa dell'equipaggio mobile. 

Certe misure non sono state effet¬ 


tuate, sia perchè noi non abbiamo 
pensato di farle finché avevamo in 
consegna gli altoparlanti, sia per¬ 
chè la misura non era tecnicamen¬ 
te effettuabile; per esempio per mi¬ 
surare Ss sull'Axiom 80 o sul GP9 
occorrerebbe una attrezzatura spe¬ 
ciale e il 1851 Metal Cone è talmen¬ 
te smorzato meccanicamente che le 
misure di f r e Q 0 sono praticamen¬ 
te impossibili. 

Tutti gli altoparlanti figuranti nel¬ 
la tabella sono, per quanto riguar¬ 
da i loro valori di f r e di Q ( >, adat¬ 
ti ad, una buona riproduzione dei 
bassi. Naturalmente gli altoparlan¬ 
ti più grandi permettono di ottene¬ 
re un maggiore volume sonoro. 

I tre altoparlanti più grandi figu¬ 
ranti nella tabella, che hanno un 


prezzo come si dice « molto studia¬ 
to», sono di tre costruttori francesi. 
I valori di f r e di Q 0 sono favore¬ 
voli per una buona riproduzione dei 
bassi. Si noti l'alta cedevolezza del 
340 ACTL-B che gli conferisce una 
frequenza di risonanza molto bassa 
ed un basso Q 0 : questi due valori 
si accoppiano per dare una ripro¬ 
duzione eccellente. Si ha infatti una 
specie di compensazione: la perdi¬ 
ta nei bassi dovuta al Q 0 piccolo 
si manifesta solo al di sotto della 
banda utile, grazie alla bassissima 
frequenza di risonanza; si conser¬ 
vano quindi i vantaggi di un alto 
rendimento e di un forte smorza¬ 
mento. 

Naturalmente in queste condizioni 
non occorre più accordare la cu- 


TIPI E CARATTERISTICHE DEGLI ALTOPARLANTI PER BASSI PROVATI 




1 






« 


ò 


Gruppo 

Costruttore 

Tipo 

Diametro 

nominale 

cm 

Diametro 
effettivo 
cm (1) 

Cestello 

(2) 

Sospension 

esterna 

(3) 

Impedenza 

nominale 

Q 

Cedevolezz 

gjcm 

Frequenza 
di risonanz 
Hz 

. 

Co •** 1 2 3 4 5 6 
§8 

g o 

co .5 

Destina¬ 

zione 

(4) 


Ge-Go 

Woofer 36 

36 

29,5 

c 

PP 

8 

1700 

33,5 

0,25 

B 

36-34 cm 

Princeps 

CP 35 SB 

35 

27 

c 

M 

15 

800 

21,5 

0,J8 

B 


Vega 

340 ACTL-B 

34 

27,5 

c 

M 

15 

420 

15 

0,10 

B 

30 cm 

Goodmans 

Axiom 22 

30 

25 

c 

P 

15 


38 

. 048 

L 

Vitavox 

AK 121 

30 

■—- 

c 

P 

15 

1200 

46,5 

■ 0,20 

L. B. 

25-24 cm 

Ge-Go 

Woofer 24 

24 

18,5 

E 

PP 

15 

600 

35 

048 

B 

Goodmans 

Axiom 80 

24 

—. 

C 

(5) 

15 

—' 

28,5 

049 

L 

21 cm 

G.E.C. 

CBS 1851 
Metal cone 

21 

— 

E 

FP 

4 

— 


— 

L 

9 cm 

Ge-Go 

GP9 

9 

9 

E 

(6) 

15 

— 

44,0 

-- 

0,15 

L 


(1) Intendiamo come diametro effettivo quello della parte indeformabile del diaframma. 

(2) C = cestello in metallo fuso; E = cestello in lamiera stampata. 

(3) P = carta, prolungamento della membrana; PP = carta plastificata; M = piuma in plastica; FP = foglio di 

plastica. ■ 

(4) B = per bassi; L = a larga banda; LB = larga banda soprattutto per i bassi. 

(5) Bordo libero, il centraggio è assicurato da 6 linguette di bachelite. 

(6) Bordo libero, il centraggio è assicurato da uno «spider» montato all'interno del cono. 


142 












Ffg. 2 ► 

filtro separatore Ira medi ed alti. Il filtro è rap¬ 
presentato nella posizione: frequenza di transi¬ 
zione 3500 Hz. La sua Impedenza caratteristica 
vale allora 15 0 ed è su questo valore che è 
adattata l’impedenza d'uscita dell'amplificatore. 
Chiudendo I tre interrultorl la frequenza di se¬ 
parazione passa a 2000 Hz e l'impedenza carat- 
terisllca a 90 circa. Le resistenze da 27 O as¬ 
sicurano il carico corretto dal filtro. 1° questo 
caso è bene commutare l'amplificatore di poten¬ 
za in posizione 9.6 Q. 


slodia sulla frequenza di risonanza; 
un altoparlante di questo tipo è 
praticamente aperiodico. Per esem¬ 
pio nella nostra custodia accordata 
su 30 Hz il 340 ACTL-B dava una 
riproduzione eccellente. Ricordiamo 
che non è conveniente montare gli 
altoparlanti a grande cedevolezza 
con Tasse verticale, perchè il pe¬ 
so delTequipaggio mobile può defor¬ 
mare a poco a poco la sospensione. 
Nella tabella non appaiono delle ca¬ 
ratteristiche molto importanti, dif¬ 
ficilmente esprimibili in numeri. 
Per esempio questi tre altoparlan¬ 
ti hanno delle membrane molto 
rigide il che è essenziale per degli 
altoparlanti molto grandi chiamati 
a funzionare come « pistoni ». Ana¬ 
logamente non può figurare la po¬ 
tenza sonora massima ad una cer¬ 
ta distorsione, grandezza questa 
molto difficile da valutare, perchè 
troppo dipendente dalle condizioni 
sperimentali. In genere questa po¬ 
tenza è proporzionale al peso del 
magnete, perchè un magnete poten¬ 
te permette di allungare la bobina 
conservando un Q 0 molto basso. II 
340 ACTL-B, sul quale ; è montato 
un magnete di Ticonal da 2,7 kg, 
è ben piazzato sotto questo aspetto. 
I due* oaltoparlanti da 30 cm sono 
inglesi. L'Axiom 22 è un eccellente 
altoparlante per i bassi ; esso può 
fornire una potenza sonora sorpren¬ 
dente per le sue dimensioni, del re¬ 
sto il suo magnete è molto pesan¬ 
te. Il AK121 ha 4 una costruzione 
molto accurata: l'equipaggio mobi¬ 
le non è incollato alle parti fisse 
ma è stretto da viti e ciò facilita 
moltissimo eventuali riparazioni. Es¬ 
so presenta secondo noi solo il di¬ 
fetto di una frequenza di risonan¬ 
za un po' elevata. 

Nel campo dei 24 cm il Ge-Co è 
un ottimo Woofer, con un buon ma¬ 
gnete ed una presentazione accura¬ 
ta per la sua classe. La sua mem¬ 
brana è*' molto rigida. L'Axiom 88, 
molto noto, è caratterizzato dal suo 
montaggio a bordo libero e dalle 
sospensioni studiate in modo da ot¬ 
tenere per compensazione una gran¬ 
de linearità. 

Fra gli altoparlanti per i bassi da 
21 cm abbiamo fatto figurare anche 


il 21 cm Metal Cone della G.E.C. 
inglese, perchè esso, oltre che dare 
dei risultati notevoli nel campo dei 
medi, può riprodurre bene i bassi 
sia pure ad un livello moderato. Il 
cono è in duralluminio, ossia estre¬ 
mamente rigido; la sospensione e- 
sterna è in foglio di plastica e non 
in piuma. Le perdite meccaniche 
sono così elevate che non si può 
misurare Q°o con il sistema del Af, 
non si può quindi nemmeno misu¬ 
rare Q 0 . Il rendimento è molto bas¬ 
so, ma la riproduzione perfetta. 
Ricordiamo infine il GP9 elemento 
di base del Mondiali pesante che 
possiede un L ed un Q 0 veramente 
eccezionali per un altoparlante da 
9 cm. 

Ascolto. 

Le misure eseguite sugli altoparlan¬ 
ti per i bassi sono molto più facili 
e più significative di quelle esegui¬ 
bili sugli altoparlanti per i medi e 
gli alti. Per quanto riguarda l'ascol¬ 
to la situazione è invertita. 

Gli altoparlanti per i bassi non pos¬ 
sono essere impiegati da soli ; essi 
hanno bisogno di una custodia e 
questa ha sempre una propria per¬ 
sonalità che tende a mascherare 
quella dell'altoparlante. D'altra par¬ 
te, poiché è necessario montare cia¬ 
scun altoparlante nella custodia e 
qualche volta anche cambiare il 
suo accordo, le audizioni sono se¬ 
parate da notevoli intervalli di tem¬ 
po durante i quali l'orecchio perde 
la memoria di ciò che aveva senti¬ 
to prima. L'unico sistema adatto 
sarebbe quello adottato da P. W. 
Klipsch nei suoi, confronti : una 
stanza quadrata con pareti assor 
benti, ai quattro angoli quattro cu¬ 
stodie, al centro una poltrona gire¬ 
vole ed un commutatore... Purtrop¬ 
po molto spesso non si dispone di 
tante comodità. 

Le impressioni che noi abbiamo a- 
vuto durante l'ascolto e che ora il¬ 
lustreremo devono essere conside¬ 
rate dal lettore solo come semplici 
impressioni. 

Tutti e tre gli altoparlanti più gros¬ 
si possono fornire un volume ele¬ 
vato. Per quel che possiamo giudi¬ 
care ci è sembrato che il Princeps 


fosse leggermente superiore agli al¬ 
tri due a questo riguardo. 

Dal punto di vista qualitativo i bas¬ 
si del Ge-Co sono i più ampi ed i 
più « tondi ». Quelli del Vega sono 
più nitidi e più incisivi. Il Princeps 
sta sulla media, noi personalmente 
preferiamo il Vega che ha i bassi 
più secchi e più corrispondenti al 
nostro gusto. 

Anche i due altoparlanti da 30 cm 
danno dei bassi eccellenti. La no¬ 
stra preferenza va alTAxiom 22 che 
ha una risonanza più bassa. Come 
TACTL-B 340 esso dà dei bassi mol¬ 
to secchi e incisivi. Anche il volu¬ 
me ottenibile è molto elevato. 
Abbiamo un ottimo ricordo dell'a¬ 
scolto del woofer da 24 cm Ge-Co. 
bassi chiari e molto ampi, livello 
più che sufficiente per l'ascolto in 
una stanza normale. Questo alto- 
parlante a causa del suo diametro 
relativamente ridotto potrà funzio¬ 
nare bene in custodie di piccolo vo¬ 
lume. 

L'Axiom 80 ci ha sorpreso per la 
qualità dei suoi bassi, estremamen¬ 
te chiarì; ci sembra però che non 
si possa pretendere un volume mol¬ 
to elevato in questa regione. 
Questa riserva vale forse anche per 
il Metal Cone da 21 cm della G.E.C. 
inglese. I bassi sono molto chiari, 
ma non si può esigere naturalmen¬ 
te lo stesso livello di un altoparlan¬ 
te da 35 cm. Una soluzione interes¬ 
sante potrebbe essere quella di 
montare più altoparlanti di questo 
tipo in una stessa custodia. 
L'ascolto del Mondial 6 pesante è 
stato fatto utilizzando una custodia 
bass-reflex prestata dallo stesso co¬ 
struttore e non con la nostra cu¬ 
stodia; le risonanze non erano le 
stesse e ciò complicava ancor più 
il confronto. Tuttavia abbiamo avu¬ 
to Timpressione di bassi molto buo¬ 
ni, chiarì e incisivi. La potenza mas¬ 
sima ci è sembrata inferiore a quel¬ 
la ottenibile con un altoparlante 
grande. Essa è tuttavia superiore 
a quella fornibile da un altoparlan¬ 
te unico avente una superficie pari 
alla somma delle superfici dei sei 
elementi da 9 cm ; questo fatto è 
dovuto all'accoppiamento fra i pi¬ 
stoni vicini ed in fase, il che fa 


143 



aumentare moltissimo la loro resi¬ 
stenza di radiazione, ed alla straor¬ 
dinaria possibilità di elongazione 
degli equipaggi mobili. 

ALTOPARLANTI PER I MEDI 

Non parleremo di misure effettua¬ 
te su questi altoparlanti (abbiamo 
già spiegato perchè) e ci limitere¬ 
mo a riportare i risultati delle pro¬ 
ve di ascolto ed a fare qualche con¬ 
siderazione di carattere generale. 

Il tipo di altoparlante più impiega-' 
to nel campo dei medi è quello elet¬ 
trodinamico a radiazione diretta. 
Questo tipo di apparecchio presen¬ 
ta spesso delle risonanze di mem¬ 
brana nella banda più alta (2-4 kHz) 
che portano a dei medi molto bril¬ 
lanti e ad un effetto di presenza 
indiscutibile, ma molto spesso an¬ 
che ad una sonorità dura che in 
qualche caso può diventare persino 
metallica. Questo difetto si manife¬ 
sta in special modo nella riprodu¬ 
zione degli strumenti ad arco, in 
particolare del violoncello. 

Per attenuare questo difetto si han¬ 
no diversi metodi. Si possono smor¬ 
zare le risonanze nocive per esem¬ 
pio rammollendo la membrana che 
diventa allora una linea di trasmis¬ 
sione radiale dissipativa, il diame¬ 
tro effettivo del diaframma dimi¬ 
nuisce all'aumentare della frequen¬ 
za ed il resto della membrana ri¬ 
mane praticamente inerte. 

Per un curioso contrasto un alto- 
parlante a cono metallico, quindi 
molto rigido, ci ha fornito dei ri¬ 
sultati eccellenti nel campo dei me¬ 
di. E' vero tuttavia che esso è mol¬ 
to smorzato dal suo bordo in pla¬ 
stica, come si può facilmente con¬ 
trollare picchiando il cono con l'un¬ 
ghia : il colpo è molto più attenua¬ 
to e molto meno sonoro di quello 
che si ha con la maggior parte de¬ 
gli altoparlanti a cono di carta. 
Invece che smorzare le risonanze 
si può cercare di spostarle al di fuo¬ 
ri della banda, per esempio dimi¬ 
nuendo il diametro della membra¬ 
na. Sotto questo punto di vista il 
GP9 della Ge^Co è un buon altopar¬ 
lante per medi. 

Ciò ci porta naturalmente a delle 
soluzioni diverse da quella dell'al¬ 


toparlante elettrodinamico a radia¬ 
zione diretta. 

In un elettrodinamico a camera di 
compressione e padiglione per i me¬ 
di la membrana può essere molto 
piccola e quindi presentare delle ri¬ 
sonanze molto alte e molto al di 
sopra della banda da trasmettere. 
Questa soluzione è perciò molto al¬ 
lettante. Purtroppo a questo mondo 
non c'è niente di perfetto e se il 
diaframma non risuona più, la co¬ 
lonna d'aria e qualche volta le pa¬ 
reti del padiglione manifestano una 
certa tendenza a vibrare all'interno 
della banda. Noi abbiamo potuto 
controllare un solo altoparlante per 
medi a camera di compressione e 
padiglione: lo abbiamo trovato in¬ 
feriore a dei buoni altoparlanti a 
radiazione diretta che avevano una 
risposta certamente meno acciden¬ 
tata e con un minore trascinamento. 
Noi riteniamo che l'avvenire degli 
altoparlanti per i medi sia da ricer¬ 
care in un sistema nel quale il ra¬ 
diatore e l'elemento motore sono 
confusi in un'unica membrana co¬ 
mandata in tutti i suoi punti, oppu¬ 
re in molti punti distribuiti; que¬ 
sto sistema potrà per esempio es¬ 
sere realizzato dall'altoparlante elet¬ 
trostatico simmetrico o da quello 
che si potrebbe chiamare « elettro¬ 
dinamico a membrana stampata ». 

L'altoparlante elettrodinamico 
a membrana stampata. 

Questo altoparlante suscita attual¬ 
mente un vivo interesse. La frg. 3 
indica schematicamente la sua 
struttura. Facciamo notare che la 
disposizione simmetrica di R. Gam- 
zon è preferibile a quella di S. Kel¬ 
ly, perchè ha un campo più uni¬ 
forme e più intenso. La scelta del 
materiale magnetico è molto più 
razionale, le ferriti possono infatti 
mantenere la loro magnetizzazione 
anche se la loro lunghezza nel sen¬ 
so della magnetizzazione è più pic¬ 
cola delle altre dimensioni. 

Il principio di funzionamento di 
questi altoparlanti è molto sedu¬ 
cente e se un giorno essi potranno 
essere prodotti industrialmente, gli 
appassionati dell'alta fedeltà avran¬ 
no a disposizione degli apparecchi 


aventi i pregi degli altoparlanti e- 
lettrostatici simmetrici, senza aver 
più i loro gravi inconvenienti, os¬ 
sia impedenza elevata e capacitiva 
e necessità di avere a disposizione 
una tensione elevata per la polariz¬ 
zazione. 

Altoparlante elettrostatico 
simmetrico. 

Aspettando la realizzazione di que¬ 
sti bei sogni, abbiamo voluto per lo 
meno ascoltare un elettrostatico 
simmètrico. 

Il tipo che abbiamo potuto provare 
è il Quad (brevetto Walker). Que¬ 
sto è un altoparlante di grandi di¬ 
mensioni ed a larga banda. Se ne 
parliamo fra gli altoparlanti per i 
medi è solo perchè in questa re¬ 
gione ha veramente pochi rivali. I 
suoi bassi sono di una chiarezza 
perfetta, ma piuttosto secchi. Gli 
alti sono eccellenti, ma in questo 
campa si hanno altri elementi di 
qualità confrontabile. N e 1 campo 
dei medi invece non avevamo mai 
sentito niente di più perfetto, il 
suono è chiaro al massimo, privo 
di durezza, e tuttavia sempre « pre¬ 
sente ». Gli altoparlanti elettrodina¬ 
mici classici sono ben lontani da 
questa qualità qualunque sia il lo¬ 
ro prezzo. 

Altoparìanti elettrodinamici 
a cono. 

Attendendo che gli altoparlanti per 
medi basati su dei principi più ra¬ 
zionali sì possano sviluppare e dif¬ 
fondere, non ci resta che ripiegare 
sugli elettrodinamici a cono. 

In questo campo ne abbiamo con¬ 
trollato moltissimi in tutte le ca¬ 
tegorie di prezzo. I migliori sono 
quelli che hanno una membrana 
meno sonora quando viene urtata 
con un'unghia o sfiorata con la pun¬ 
ta delle dita. 

I 21 cm classici come il P8RX del¬ 
la Jensen o il Super 8FS/AL della 
Wharfedale danno dei medi molto 
chiari, molto brillanti e con una 
presenza molto marcata ; tuttavia 
non si sottraggono alla legge comu¬ 
ne, hanno infatti una sonorità trop¬ 
po dura che deforma più o meno 



1 

pu c= 

□ 

p p 

N 

S 

p p 

s 

H 

P P 

H 

S 

P P 

S 

N 

□ 

1 


□ 


s 

ti 


H 

S 


S 

H 


ti 

S 

Li 



barrette di ferrite fessure di irrad. 


b) 


< Fig. 3 

Principio di funzionamento degli allo parlanti elellrodinamici a membrana stam¬ 
pala. (a) sezione schematica dell’altoparlante piatto di S. Kelly, (b) Sezione 
dell’altoparlante simmetrico di R. Gamzan. 


144 




j] suono del violoncello. Questo di¬ 
fetto si può compensare in parte 
con il comanda di tonalità (—5 dB 
a 2,7 kHz), ma sarebbe meglio non 
avere niente da compensare, per¬ 
chè il trascinamento che si accom¬ 
pagna a qualsiasi risonanza non si 
può affatto compensare, 
per chi desidera il suono brillante 
ed una buona presenza segnalia¬ 
mo che certi piccoli altoparlanti di 
prezzo modesto possono dare dei 
risultati molto simili a quelli otte¬ 
nibili con i tipi ricordati più sopra, 
per esempio il 12x19 TRTL Vega 
a membrana ocra ha fornito dei 
medi molto brillanti, molto presen¬ 
ti ed un po' meno duri del 21 cm 
citati; naturalmente esso non potrà 
scendere a frequenze altrettanto bas¬ 
se. Meno brillante ma forse anche 
meno duro del precedente è il suo¬ 
no del GP9 Ge-Co che soddisfa me¬ 
glio il nostro gusto personale. 
Secondo noi l'altoparlante da 21 cm 
a cono metallico tipo 1851 della 
G.E.C. inglese supera i tipi classici 
a cono di carta nel campo dei me¬ 
di. Forse è; solo una questione di 
gusto personale. Se per esempio si 
passa dal P8RX al 1851 si ha l'im¬ 
pressione che la sorgente sonora sia 
più lontana : si ha minore presen¬ 
za ed il suono degli strumenti ad 
arco è più naturale,, a condizione 
però che la frequenza superiore ven¬ 
ga limitata a 3500 Hz o meglio an¬ 
cora a 2000 Hz. Il 1851 quando vie¬ 
ne impiegato da solo oppure per 
medi più alti genera in corrispon¬ 
denza di certe note delle piccole 
vibrazioni poco piacevoli, questo è 
quello che noi abbiamo potuto con¬ 
statare sull'altoparlante provato. 
Nonostante le grandi dimensioni del 
magnete di questi altoparlanti la 
loro potenza acustica è ridotta, per¬ 
chè buona parte dell'energia viene 
dissipata nelle resistenze meccani¬ 
che di smorzamento. Questo incon¬ 
veniente si noterebbe però solo in 
un avvisatore portatile a pile, ma 
allora non si sarebbe scelto questo 
altoparlante anche per molte altre 
ragioni. 

Noi abbiamo ottenuto dei medi di 
qualità superiore a quelli del 1851 


con degli elementi sperimentali Vo¬ 
ga la cui membrana aveva subito 
in tutto o in parte un trattamento 
di rammollimento. Questa soluzione 
è più che ottima per un altoparlan¬ 
te specializzato per i medi e noi ci 
auguriamo di vederla applicata com¬ 
mercialmente. E' conveniente che 
gli altoparlanti così trattati siano 
muniti di un magnete potente in 
modo da conservare un buon ren¬ 
dimento. A titolo di esempio ricor¬ 
diamo che un 21 cm a magnete 
pesante (600 g. di Ticonal) a centro 
rigido ed a zona mediana rammol¬ 
lita ci ha dato un rendimento mol¬ 
to superiore a quello del 1851, dei 
medi diversi ma di qualità pratica- 
mente uguale. 

ALTOPARLANTI PER GLI ALTI 
(TWEETER) 

La qualità del tweeter è molto im¬ 
portante. Nonostante l'orecchio sia 
poco sensibile agli alti e nonostan¬ 
te questi non abbiano alcun signifi¬ 
cato musicale, i difetti dei tweeter 
sono molto spesso ben percettibili 
e possono guastare la riproduzione 
dell'intero complesso. 

Le considerazioni esposte a proposi¬ 
to degli altoparlanti dei medi sono 
più valide ancora per i tweeter. Si 
può dire con sicurezza che in que¬ 
sto campo la soluzione dell'avveni¬ 
re è costituita da una membrana di 
massa molto ridotta, avente le fun¬ 
zioni sia di motore, sia di radiato¬ 
re: altoparlante elettrostatico sim¬ 
metrico, elettrodinamico a nastro, 
elettrodinamico a membrana stam¬ 
pata. Poiché però questi tipi non 
sono ancora molto diffusi, le altre 
soluzioni conservano ancora il lo¬ 
ro interesse e possono avere delle 
qualità soddisfacenti. 

Noi abbiamo potuto confrontare un 
certo numero. di tweeter, apparte¬ 
nenti a cinque categorie, tre delle 
quali sono commercialmente dispo¬ 
nibili, le altre due sono ancora di 
tipo sperimentale. Tutti e cinque i 
tipi sono elettrodinamici. 

Elettrodinamici a cono. 

I tweeter a radiazione diretta a co¬ 
no, che sono normalmente riduzio¬ 


ni di altoparlanti normali, hanno il 
vantaggio di avere, almeno se sono 
di buona qualità, una risposta mol¬ 
to uniforme in tutta la gamma e 
se sono piccoli anche una certa di¬ 
rezionalità. Essi hanno però di so¬ 
lito la tendenza a « zufulare » quan¬ 
do il suono da riprodurre è molto 
ricco e molto complesso. Questo 
difetto, la cui origine è sconosciu 
ta, può dare dei disturbi molto forti. 
Fra questi tipi di tweeter ritenia¬ 
mo di dover parlare solo dei se¬ 
guenti : 

Il Super 3 Wharfedale, avente una 
risposta molto piana al rumore bian¬ 
co, è molto poco direzionale ed è 
quello che ha la minima tendenza 
a « .zufulare ». 

Il tipo « H.F. presence unit » della 
G.E.C. inglese, realizzato come so¬ 
stituzione del diffusore centrale del 
Metal Cone 1851 e completamento 
di quest'ultimo nel campo degli al¬ 
ti, è un elemento molto piccolo e 
compatto avente una risposta abba¬ 
stanza piana e una debole direzio¬ 
nalità. La tendenza a « zufulare » 
ci è sembrata molto marcata, dob¬ 
biamo però ricordare che questa 
tendenza era ancora più forte in 
molti altri tipi destinati da altre 
marche ad un impiego analogo. 

Il Super-Tweeter della Ge-Co è un 
piccolo bicono da 6 cm con mem¬ 
brana principale, in carta e piccolo 
cono centrale in plastica ; non è 
per niente da trascurare, anche in 
relazione al suo prezzo molto mo¬ 
desto. La curva di risposta non è 
esente da irregolarità, però l'ascol¬ 
to dà una buona impressione gene¬ 
rale. La direttività è poco marcata 
e così pure la tendenza a « zufula¬ 
re ». Questo altoparlante può scen 
dere a frequenze molto basse e noi 
lo ricorderemo nelle prove a due 
canali. 

Elettrodinamici 

a radiatore metallico smorzato. 

Questo tipo, per ora ancora nello 
stadio sperimentale, deriva dal pre¬ 
cedente e presenta due differenze 
sostanziali : 

1) Siccome il funzionamento al di 


Fig. 3 c) ► 

(c) Un altoparlante di Gamzan visto dall’alto, dopo aver tolto II gruppo di 
magneti superiori. La membrana Irradia il suono attraverso delle fessure del 
supporto dei magneti in ferrite. „ . 



145 





sopra dei 2000 Hz richiede per il 
radiatore una superficie molto ri¬ 
dotta, si può sopprimere il cono 
classico e conservare come radia¬ 
tore solo il duomo coprinucleo, com¬ 
pletandolo qualche volta con un pic¬ 
colo bordo. Per accrescere la rigi¬ 
dità il radiatore è in metallo leg¬ 
gero. 

2) Poiché gli spostamenti di un ra¬ 
diatore per tweeter sono molto ri¬ 
dotti si può sostituire vantaggiosa¬ 
mente il sistema classico della dop¬ 
pia sospensione con un unico bloc¬ 
co di materia plastica, preferibil¬ 
mente a struttura alveolare. Si ot¬ 
tiene così un centraggio perfetto ed 
uno smorzamento molto efficace del¬ 
le risonanze. 

E' da sperare che con queste due 
modifiche si otterrà una notevole 
riduzione della direzionalità e della 
tendenza a « zufulare » ed un sen¬ 
sibile miglioramento della curva di 


risposta. Ci si deve però attendere 
anche una diminuzione del rendi¬ 
mento perchè lo smorzamento si fa 
sempre pagare. 

L'ascolto dei primi tipi sperimenta¬ 
li è promettente e fa sperare che 
questo studio sia continuato e che 
possa concretarsi in una produzione 
industriale. 

Elettrodinamici a camera di 
compressione e padiglione. 

Questi altoparlanti, molto impiega¬ 
ti soprattutto negli U.S.A. come 
tweeter, hanno in genere una cur¬ 
va di risposta meno piatta di quel¬ 
la dei buoni tipi a radiazione diret¬ 
ta. Essi non hanno però alcuna 
tendenza a « zufulare ». 

Fra i tipi da noi controllati il mi¬ 
gliore ci è sembrato il T35 della 
Electro-Voice. La particolare conce¬ 
zione del padiglione di questo ap¬ 
parecchio lo rende molto meno sog¬ 


getto alle risonanze dei padiglioni 
classici e gli conferisce una più bas¬ 
sa direzionalità; la curva di rispo¬ 
sta non è affatto piatta, ma questo 
altoparlante ha il grande vantaggio 
di non fischiare e di non emettere 
suoni nasali, qualunque sia la com¬ 
plessità del suono. Sotto questo pun¬ 
to di vista si può anzi considerare 
il migliore di tutte le classi. La sua 
sensibilità è elevatissima e per po¬ 
tersi equilibrare con gli altri cana¬ 
li deve essere molto attenuato. 

Il T35 è previsto per lavorare con 
una frequenza di separazione di 
3500 Hz,’ il che è un po' troppo per 
certi altoparlanti dei medi. 

Non pensiamo di essere scorretti 
verso l'Electro-Voice ricordando che 
la versione leggera del T35, il T35B, 
avente un magnete più piccolo, ha 
oltre che una minore sensibilità an¬ 
che una minore chiarezza e incisi¬ 
vità del T35. 



146 


Elettrodinamici a nastro 
e padiglione. 

Il solo altoparlante disponibile di 
questo tipo è stato lo Stanley Kelly. 
II nastro in mylar alluminizzato si 
sposta fra le espansioni polari di 
un potente sistema di magneti. Die¬ 
tro al nastro si trova una camera 
di assorbimento. Il nastro è pósto 
proprio sulla gola di un padiglione 
catenoidale di grandi dimensjoni 
che gli permette di scendere a fre¬ 
quenze molto basse, infatti si può 
facilmente adottare una frequenza 
di separazione di 2000 Hz. Questo 
apparecchio è munito di un trasfor¬ 
matore che aumenta a 15 Q l'impe¬ 
denza molto bassa del nastro. 

Gli acuti del Kelly hanno una qua¬ 
lità molto elevata, si ha una im¬ 
pressione di finezza, di leggerezza 
e di areazione che difficilmente si 
trova in altri altoparlanti; per con¬ 
tro certi suoni molto complessi dan¬ 
no una piccola sensazione di carta 
spiegazzata. D'altra parte il movi¬ 
mento del nastro è ben lontano dal- 
l'essere semplice, anche se la so¬ 
spensione uniformemente distribui¬ 
ta in tutti i punti dovrebbe garan¬ 
tire in teoria delle traslazioni pure. 
Se si osserva il nastro in modo che 
la sua superficie rifletta la luce, si 
nota che esso cambia di aspetto in 
corrispondenza di certe note com¬ 
plesse, per esempio con la voce di 
soprano. 

Nonostante questa piccola riserva il 
Kelly è certamente un tweeter di 
alta qualità. Esso è molto direzio¬ 
nale e le risonanze del padiglione 
sono molto ridotte grazie alla for¬ 
ma particolare di quest'ultimo. 

Elettrodinamici 
a membrana stampata. 

Abbiamo avuto occasione di provare 
un prototipo sperimentale di twee¬ 
ter a menbrana stampata di tipo 
simmetrico. Il rendimento dell'al¬ 
toparlante era molto basso, tanto 
che occorreva inserire l'attenuato¬ 
re sul canale dei medi. La qualità 
era invece ottima e molto vicina 
a quellaj dei tweeter a nastro: leg¬ 
gerezza, finezza, ecc. La curva di 
risposta ci è apparsa all'ascolto mol¬ 
to buona. La direzionalità era an¬ 
cora molto marcata come lo lascia¬ 
vano prevedere le notevoli dimen¬ 
sioni di questo primo prototipo, di¬ 
mensioni che del resto gli permet¬ 
tevano di scendere a frequenze mol¬ 
to basse. E' certo che se altopar¬ 
lanti di questo tipo potranno esse¬ 
re prodotti un giorno su scala in¬ 
dustriale, si guadagneranno l'inte¬ 
resse di tutti gli audioamatori. 

PROVE CON MENO 
DI TRE CANALI. 

Un solo canale. 

Noi non abbiamo mai ottenuto dei 
risultati eccellenti con un solo ca¬ 
nale. Non pretendiamo però dire 
che ciò sia impossibile. 

Per esempio sappiamo che M. Leon 
sa trattare gli altoparlanti, proba¬ 
bilmente mediante rammollimento 
di certe parti della membrana ed 


indurimento di altre, in modo da 
ottenere una risposta piatta in tut¬ 
ta la gamma udibile con un trasci¬ 
namento non misurabile. Noi ab¬ 
biamo infatti potuto ascoltare del¬ 
le riproduzioni perfette ottenute con 
tali sistemi, ma purtroppo non ab¬ 
biamo potuto fare dei confronti di¬ 
retti con i sistemi a due o tre ca¬ 
nali. 

Abbiamo già ricordato prima le buo¬ 
ne qualità del grande altoparlante 
elettrostatico Quad, almeno per 
quanto riguarda i medi e gli alti, 
perchè nei bassi manca di ampiezza. 
Fra gli altri altoparlanti esaminati 
nel nostro laboratorio possiamo di¬ 
re che il migliore sistema monoca- 
naie è stato il Mondial 6 della Ge- 
Co. Ma personalmente lo troviamo 
un po' troppo duro nelle frequenze 
più alte dei medi. 

Gli altoparlanti biconi che abbiamo 
potuto esaminare (Axiom 22 e 80) 
e che dovrebbero essere teoricamen¬ 
te a larga banda presentano questo 
difetto in modo più marcato. 

Due canali. 

Con due canali, il che non signifi¬ 
ca necessariamente due amplificato- 
ri, si possono senz'altro ottenere dei 
risultati migliori, ammesso però che 
si possa regolare il loro livello re¬ 
lativo. Questo è il vantaggio più im¬ 
portante dei sistemi a più canali 
e noi pensiamo che con i soli co¬ 
mandi di tonalità, anche complessi, 
non si possa ottenere un effetto 
identico a quello che si ha equili¬ 
brando i livelli dei diversi canali. 
Quando diciamo che due canali of¬ 
frono un ascolto più piacevole, sup¬ 
poniamo naturalmente che siano 
soddisfatte certe condizioni fonda- 
mentali ed è purtroppo così facile 
costruire dei pessimi sistemi a due 
canali. Noi abbiamo per esempio 
segnalato il pericolo che si incontra 
accoppiando un grande woofer ad 
un piccolo tweeter avente una fre- 
auenza di separazione sui 3000 Hz. 
Molti altoparlanti coassiali funzio¬ 
nano in questo modo e noi abbia¬ 
mo trovato che essi presentano in¬ 
variabilmente dei medi poco piace¬ 
voli. 

Noi pensiamo che le migliori solu¬ 
zioni possibili con i sistemi a due 
canali siano: 

A) Altoparlante per i bassi abbastan¬ 
za piccolo da potere arrivare fino 
ai 2000 Hz. Tweeter per le frequen¬ 
ze superiori ai 2000 Hz. 

B) Altoparlante per i bassi senza li¬ 
mitazioni speciali, frequenza di se¬ 
parazione sui -500-700 Hz, tweeter 
capace di scendere ad una frequen¬ 
za molto bassa. 

Naturalmente in ambedue i casi gli 
elementi devono poter superare lar¬ 
gamente la frequenza di separazio¬ 
ne conservando un funzionamento 
corretto. 

Dimostreremo subito che ambedue 
le soluzioni portano ad una limita¬ 
zione della potenza: piccolo alto- 
parlante dei bassi in A, funziona¬ 
mento per i medi del tweeter in B. 
Questa limitazione può però essere 


superata aumentando il numero de¬ 
gli elementi nel canale critico. 

Soluzione A. 

Un altoparlante* per bassi e medi 
molto adatto alla soluzione A è il 
Metal Cone 1851. Completato con 
un buon tweeter avente una fre¬ 
quenza di transizione di 2000 Hz, 
può offrire dei buoni bassi e dei 
medi senza durezza. 

Nelle stesse condizioni il Mondial 6 
può dare ugualmente dei buoni bas¬ 
si; i medi sono più brillanti e cor¬ 
relativamente leggermente più duri. 

Soluzione B. 

L'altoparlante dei bassi deve esse¬ 
re di buona qualità ma non è ne¬ 
cessario che soddisfi a molte esi¬ 
genze per quanto- riguarda la fre¬ 
quenza, invece il tweeter deve po¬ 
ter scendere al di sotto di 500 Hz, 
conservando un buon rendimento. 
Noi non abbiamo controllato tutti 
i tweeter sotto questo punto di vi¬ 
sta. Quelli muniti di padiglione so¬ 
no esclusi d'ufficio e così pure quel¬ 
li che hanno un radiatore a super¬ 
ficie molto ridotta. 

E' naturalmente necessario monta¬ 
re il tweeter su un baffle piano a- 
vente la medesima superficie che 
per un altoparlante dei medi. Si po¬ 
trebbe montarlo anche in una cu¬ 
stodia chiusa smorzata di qualche 
decimetro cubo di volume che si 
potrebbe prelevare dal, volume del¬ 
la custodia per i bassi. In questo 
caso è necessaria una tenuta per¬ 
fetta fra le due custodie: non mon¬ 
tare mai un altoparlante per medi 
o un tweeter aperto posteriormente 
nella stessa custodia dell'altoparlan¬ 
te per i bassi. Cogliamo l'occasione 
per segnalare che la maggior par¬ 
te dei radiatori conici chiusi nella 
parte posteriore sono chiusi su un 
volume troppo piccolo che risuona 
violentemente su certe frequenze : 
essi sono dunque poco raccomanda¬ 
bili. 

Se si desiderasse raggiungere un 
alto livello sonoro, sarebbe bene 
montare più tweeter, possibilmen¬ 
te diretti con angoli diversi, in mo¬ 
do da avere una buona diffusione 
degli acuti. Facciamo notare anche 
che la potenza sopportabile d a 1 
tweeter è limitata da quella am¬ 
messa alla minima frequenza. 

11 Super Tweeter della Ge-Co ci ha 
dato dei buoni risultati con la solu¬ 
zione B. Un solo elemento basta 
per ottenere una potenza che ci è 
sembrata sufficiente. 

Abbiamo però ottenuto dei risulta¬ 
ti migliori utilizzando come twee¬ 
ter T altoparlante sperimentale a 
membrana stampata del quale ab¬ 
biamo già parlato. Esso adempie be¬ 
ne al suo compito soprattutto per 
la sua ampia superficie. 


Ed eccoci giunti alla fine; se sare¬ 
mo riusciti ad interessare gli audio¬ 
amatori ed a risolvere qualche loro 
problema, il nostro lavoro non sarà 
stato inutile. fl 

147 




FATE 

IL VOSTRO HOBBY 
DEL 

SUONO CREATIVO 

di M. Mooney Jr. 

da «TAPE RECORDING» - giugno 1960 


^ Tony Schwartz intervista un venditore ambulante/ un personag¬ 
gio che sta scomparendo dalie strade di New York. I docu¬ 
mentari di T. Schwartz sono stati rinchiusi in speciali involu¬ 
cri di documentazione storica e incisi su dischi, hanno avuto 
una buona accoglienza da parte degli amatori. 


E' giunta l'ora che la registrazione 
su nastro venga affiancata — come 
espressione artistica — alla fotogra¬ 
fia, alla pittura, alla musica ed al¬ 
le altre arti. 

Più di due milioni di persone han¬ 
no tra le mani uno strumento, che 
può essere impiegato per creare una 
nuova forma d'espressione. Poche 
di queste persone, tuttavia, usano 
o sanno usare questo strumento, il 
registratore a nastro cioè, al massi¬ 
mo delle sue possibilità, che in real¬ 
tà pare che non siano state nem¬ 
meno riconosciute. 

Il registratore, oggi, è capace di 
fare, e bene, un'« infinità » di cose. 
Può captare le prime parole d e 1 
bambino; eseguire una «copia» del¬ 
la musica trasmessa dalla Radio o 
dalla TV; custodire ciò che viene 
dettato in ufficio; analizzare i suo¬ 
ni o registrare i dati forniti dai sa 
telliti. E' capace d'insegnare una 
lingua o far funzionare una fresa. 
E impiegato dalle stazioni TV per 
la registrazione dei suoni e delle 
immagini e dai giganteschi cervel¬ 
li elettronici come memoria, ecc. 
L'elencazione di tutti i suoi impie¬ 
ghi potrebbe riempire pagine in- 
Ma il registratore è in potenza e 
può diventare in realtà anche uno 
strumento creativo. 

Il suono è forse la più antica di 
tutte le forme comunicative, poi¬ 
ché è probabile che l'uomo abbia 
parlato prima di avere l'idea di e- 
sprimere con segni (o disegni) i 
suoi sentimenti. Dai « grugniti » del¬ 
l'uomo primitivo si è passato man 
mano nei secoli, attraverso le sco¬ 
perte dì Gutenberg (stampa), di 
Fox-Talbot (fotografia), di G. East¬ 
man (cinematografia), di T. A. Edi¬ 
son (fonografo), di L. de Forrest 
(valvola termoionica), di Marconi 
(radio), alle modernissime conqui¬ 
ste nel campo delle trasmissioni di 
informazioni. 


Una volta trovato il sistema di re¬ 
gistrare e conservare le immagini 
sonore, con l'invenzione dei nastro 
e del registratore a nastro, si è a- 
perta nel campo del suono la vìa 
per un lavoro creativo. 

A somiglianza della pittura, della 
stampa, della radio, del cinema e 
della TV, che hanno consentito a 
moltitudini di persone di godere di 
una nuova forma di cultura, il re¬ 
gistratore a nastro offre un'occasio¬ 
ne simile per divulgare l'opera di 
coloro, che svolgono la loro attivi¬ 
tà nel campo del suono e recare il 
sapere, la speranza e l'ispirazione 
anche a coloro che possono soltan¬ 
to sentire. 

In USA ed in Europa da alcuni an¬ 
ni si è cominciato a fare qualcosa 
nel campo del suono, artisticamen¬ 
te parlando, creativo. 

Il dott. VI. Ussachevsky della Co¬ 
lumbia University, in collaborazio¬ 
ne con il prof. Luening, ha fatto un 
lavoro rimarchevole. In Francia, fin 
dal 1946, ed in Germania da alcu¬ 
ni anni si fanno tentativi per l'im¬ 
piego sempre più vasto di registra¬ 
tori a nastro associati a strumenti 
musicali elettronici, allo scopo di 
« manipolare » un pezzo musicale, 
alterando l'altezza dei suoni, intro¬ 
ducendo — attraverso filtri — effet¬ 
ti di riverberazione e di sovrappo¬ 
sizione, ed ottenere così un risul¬ 
tato diverso dal normale, un qual¬ 
cosa di nuovo insomma. 

A questo punto qualcuno potrebbe 
chiedere : come si può diventare 
« creativi »? Non possiamo dirlo e 
ciò perchè o si è, o non si è crea¬ 
tivi. In tutti noi, o almeno nella 
maggior parte di noi, esiste una 
vena creativa, ma a volte essa è 
soffocata dalle... quotidiane neces¬ 
sità della vita. 

Comunque, la persona che crea ha 
un desiderio struggente di scopri¬ 
re il sapere e possiede la preroga¬ 


tiva di comunicare i propri senti¬ 
menti e le proprie scoperte ai suoi 
simili, affinchè questi ne siano par¬ 
tecipi. 

Per fare un'opera creativa è neces¬ 
sario, evidentemente, esprimere 
qualcosa che altri non hanno sco¬ 
perto, o, se già scoperta, esprimer¬ 
la in modo « nuovo ». 

Ma come creare qualcosa nel cam¬ 
po del suono? 

Ci sono molte strade; ogni genere 



Il Doli. VI. Ussachevsky ed i suoi collaboratori 
del "Columbia - Princelon Electronic Music 
Center" presso la Columbia University stanno 
esplorando, con un registratore a nostro, le 
frontiere dalla musica creativa. 


148 


a cura del Dote. Ing. P, Postorino 


È giunta l'ora che la registrazione su nastro venga affiancata - come espres¬ 
sione artistica - alla fotografia, alla pittura, alla musica ed alle altre arti. 


d'espressione artistica ha i suoi 
mezzi reali d'oggettivazione. Nel no¬ 
stro caso si ha l'intera gamma del 
suono, dal parlato al boato assor¬ 
dante di un'esplosione atomica. 
Tony Schwartz di New York, va¬ 
gando per la città con il suo regi¬ 
stratore portatile, ha inciso le cose 
più disparate: canti di bambini, 
stornellate di cantanti girovaghi, 
una Messa all' aperto portoricana 
ecc. Il suo « New York 19 », poi, è 
stato altamente Iodato, perchè egli 
ha saputo captare lo spirito della 
grande città attraverso le attività 
quotidiane sonore dei suoi concit¬ 
tadini. Ha dato con il nastro una 
impressione vivente di New York, 
e ciò con il solo suono. 

Woody Sloan e Sid Dimond della 
Creative Associates di Boston han¬ 
no creato qualcosa di meraviglioso 
nel campo della documentazione. 

Il campo da esplorare è vastissi¬ 
mo : il mondo intero con tutte le 
sue manifestazioni naturali e di po¬ 
polo è a disposizione. 

E quali mezzi adoperare? 

Se si vogliono seguire le orme del 


Dott. Ussachevscky e dei suoi col- 
laboratori necessitano almeno due 
registratori, in modo da cambiare 
la velocità, senso di scorrimento, 
combinare e ricombinare i suoni 
primitivi. Necessitano anche mesco¬ 
latori e filtri. 

Ma come prima cosa bisogna cono¬ 
scere la natura del suono ed il suo 
effetto psico-acustico sugli indivi¬ 
dui, il funzionamento degli appara¬ 
ti ed il principio su cui sono co¬ 
struiti e ciò allo scopo di potere 
apportare tutte quelle modifiche at¬ 
te ad ottenere gli effetti desiderati. 
Se si vogliono seguire invece le or¬ 
me di Tony Schwartz o di W. Sloan 
e Sid Dimond è necessario avere 
dei registratori portatili in modo 
che, unitamente a quelli « fissi » te¬ 
nuti in casa, si possano eseguire 
«sovrapposizioni e mescolazioni» se¬ 
condo l'estro artistico personale. 

Per quanto il processo creativo ab¬ 
bia in se stesso la propria ricom¬ 
pensa, la natura umana ama tutta¬ 
via « farsi notare ». 

Tutti gli artisti — fotoamatori, pit¬ 
tori, ecc. — hanno i loro circoli, le 


loro mostre. Quali orizzonti sono 
aperti all'artista del suono? Al mo¬ 
mento sono piuttosto limitati, sia 
in America, come in Europa. 

In America il registratore è stato 
considerato fino al momento come 
strumento atto alle necessità d'uffi¬ 
cio, per imparare le lingue, ecc., 
per riproduzione di musica, piutto¬ 
sto che come strumento creativo. 

In Europa si è un po' più avanti, 
sia come creazione artistica, che 
come circoli. Ancora però è troppo 
poco; bisogna arrivare almeno al¬ 
lo stesso... punto dei foto-amatori. 
La rivista americana « Tape Recor- 
ding » ha organizzato un servizio, 
che farà la storia delle varie opere 
creative, offrendo campioni di regi¬ 
strazioni, a queste inerenti, ad un 
prezzo veramente reclamistico. Si 
tratterà di un nastro a due piste 
da 3 pollici (7,5 cm circa), veloci¬ 
tà IVz poll./sec. (19 cm/sec.) della 
durata di 8 minuti. 

Lasciamo al lettore-amatore l'inca¬ 
rico di fare da solo Jet opportune 
considerazioni in merito a questa 
iniziativa. ■ 


W. Sìoan e S. Dimand del "Creative Associa¬ 
tes” di Boston hanno ottenuto molli consensi 
per le registrazioni relative alla storia della li¬ 
bertà, se essi hanno presentato con accenti di 
forte drammacifa. 

I loro nastri sono stati posti in circolazione. 



149 


IL DIODO AL SILICONE 
NELLE 

APPARECCHIATURE AUDIO 


a cura del Don. Ing. G. Checchinalo 


di L. B. Balzali 
da «Audio», luglio 1960 


Gli alimentatori con raddrizzatore 
a valvola sono impiegati da lungo 
tempo. Le valvole raddrizzatrici 
hanno compiuto un ottimo lavoro 
e sono state perfezionate continua- 
mente. Esse sono oggi molto sicu¬ 
re, tuttavia la valvola raddrizzatri 
ce è quella che più frequentemente 
necessita di sostituzioni nelle appa¬ 
recchiature audio. 

.1 raddrizzatori a secco prima ad 
ossido di rame e poi al selenio sem¬ 
bravano adatti per sostituire com¬ 
pletamente le valvole. Ma la richie¬ 
sta di corrente e di tensione delle 
apparecchiature audio rendeva ne¬ 
cessario Timpiego di grossi elemen¬ 
ti che, per garantire un efficace raf¬ 
freddamento, dovevano essere mu¬ 
niti di grosse alette. I raddrizzatori 
ad ossido di rame sono frequente¬ 
mente impiegati negli strumenti di 
misura e quelli al selenio sono og¬ 
gi comuni per raddrizzare la ten¬ 
sione di polarizzazione. 

Negli ultimi anni, dopo la scoperta 
dei transistori, si ebbe uno svilup¬ 
po di tutta una nuova serie di rad- 
drizzatori a semiconduttori. I diodi 
al germanio sono piccoli, però so¬ 
no più adatti per potenze maggio¬ 
ri a bassa tensione. I diodi al sili¬ 
cone, relativamente più recenti, sem¬ 
brano invece avere risolto il pro¬ 
blema delie dimensioni e del calo¬ 
re, almeno per quanto riguarda le 
necessità di un amplificatore audio 
di potenza. 

E' sorprendente il fatto che quattro 
piccole pastiglie di silicone ultra¬ 
puro, nel quale siano state immesse 
delle impurità accuratamente con¬ 
trollate, possano compiere lo stes¬ 
so lavoro, di una grossa valvola rad¬ 
drizzatrice. Anzi esse possono com¬ 
piere il lavoro in modo migliore, 
perchè hanno un rendimento mi¬ 
gliore, occupano minore spazio e, 
se inserite in un circuito adatto, 
possono durare per molti anni. 

I sistemi di costruzione sono stati 
rapidamente perfezionati, ed i rad- 
drizzatori ai siliconi, che solo tre 


I diodi al silicone suscitano sem¬ 
pre più rapidamente l'interesse 
dei progettisti di apparecchiatu¬ 
re audio. In questo articolo si il¬ 
lustrerà il loro impiego come rad- 
drizzatori di potenza e regolatori 
di polarizzazione. 


anni fa erano troppo costosi per es¬ 
sere impiegati in apparecchiature 
audio, hanno ora un prezzo che può 
concorrere direttamente con quello 
delle valvole, rispetto alle quali han¬ 
no dei notevoli vantaggi. Esistono 
tuttavia ancora dei problemi da ri¬ 
solvere e questo articolo spera di 
essere un contributo per ben pro¬ 
gettare gli alimentatori degli ampli¬ 
ficatori audio. Questi suggerimenti 
possono andar bene in buona parte 
anche per l'alimentazione dei pre¬ 
amplificatori e dei sintonizzatori ; 
per gli amplificatori in classe B o 
AB gli alimentatori devono soddi¬ 
sfare a delle condizioni molto più 
severe. L'assorbimento di corrente 
è maggiore e di solito c'è uno scar¬ 
to molto forte fra la corrente con 
segnale zero e quella a pieno cari¬ 
co, specialmente se ramplifìcatore 
viene provato con una tensione si¬ 
nusoidale costante. 

Per semplificare la discussione con¬ 
sideriamo come valvola un raddriz¬ 
zatore ad onda piena e come rad- 
drizzatore al silicone un diodo. 
Esaminiamo dapprima l'alimentato¬ 
re normale della fig. 1 con secon 
dario a presa intermedia. Il trasfor¬ 
matore ha la funzione di: 

1) isolare la linea di alimentazione; 

2) fornire un'alta tensione in c.a. 
che deve essere convertita in ten¬ 
sione continua; 

3) fornire una tensione alternata a 


5 V per il filamento della valvola 
raddrizzatrice; 

4) fornire una tensione alternata a 
6,3 V per il riscaldamento delle al¬ 
tre valvole. 

Il filamento della raddrizzatrice può 
assorbire fino a 3 A che rappresen¬ 
tano ben 15 W. Un amplificatore 
potente od un amplificatore stereo 
possono richiedere due raddrizza¬ 
trici, il trasformatore deve allora 
fornire 30 W solo per il riscalda¬ 
mento dei loro filamenti. 

Tensione inversa di cresta 

Se si applica una tensione continua 
variabile ai capi di una valvola rad¬ 
drizzatrice o di un diodo con il po¬ 
lo positivo collegato al catodo ed 
il polo negativo all'anodo si nota 
che a bassa tensione il sistema pre¬ 
senta una resistenza elevatissima e 
lascia passare quindi una corrente 
ridottissima. Se si aumenta la ten¬ 
sione lentamente la corrente ri¬ 
mane molto bassa fino a che si 
raggiunge il punto di scarica. Allo¬ 
ra la corrente cresce molto rapida¬ 
mente e la valvola od il diodo ven¬ 
gono normalmente distrutti. Se si 
applica all'elemento una tensione 
alternata crescente si nota, che al¬ 
l’inizio viene bloccata la semionda 
negativa, poi quando la tensione di 
cresta diventa uguale o supera la 
tensione di scarica si ha nuovamen¬ 
te un rapido aumento della corren¬ 
te e la probabile distruzione dell'e- 
lemento. 

Abbiamo visto che sotto questo pun¬ 
to di vista è importante il valore 
di cresta della tensione al ternata. 
I normali strumenti in c.a. indica¬ 
no il valore efficace, il valore di cre¬ 
sta si ottiene moltiplicando quello 
efficace per l,414 r però solo se la 
tensione è sinusoidale. 
Consideriamo ora gli alimentatori 
A e B della fig. 1. Se il trasforma¬ 
tore fornisce una tensione di 400-0- 
400 V efficaci e se essa è perfetta¬ 
mente sinusoidale ciascun anodo e 
ciascuna coppia di diodi saranno 
sottoposti ad una tensione di cre- 


150 



sta di 40Ó x 1,414 = 565 V. Nell'istan¬ 
te di tensione massima un termi¬ 
nale del secondario ha una tensio¬ 
ne positiva verso massa di 565 V e 
l'altro terminale ha una tensione 
negativa pure di 565 V, quindi una 
tensione di cresta di 2 x565 = 1130 V 
si troverà applicata alla metà di 
valvola o alla coppia di diodi che 
si trovano alla tensione più negati¬ 
va. Questa tensione applicata nel 
senso inverso deve essere bloccata 
con un sufficiente margine di sicu¬ 
rezza. Se non c'è carico il conden¬ 
satore viene caricato a 565 V in am¬ 
bedue i casi. 

Ora però esaminiamo una impor¬ 
tante diversità fra il comportamen¬ 
to della valvola e quello del diodo. 
Tutti i conduttori hanno una certa 
resistenza. La resistenza di passag¬ 
gio delle valvole raddrizzatrici è in 
genere molto più elevata di quella 
dei diodi al silicone. 

Nella fig. 1 quando i condensatori 
sono carichi si ha un passaggio di 
corrente minimo che serve solo a 
compensare le perdite. Quando si 
applica un carico e comincia a pas¬ 
sare una corrente più rilevante, la 
resistenza del trasformatore e la 
resistenza interna della valvola o 
del diodo provocano una caduta di 
tensione. Qualsiasi aumento di cor¬ 
rente provoca una maggiore caduta 
nella resistenza interna dell'alimen¬ 
tatore e nelle resistenze o induttan¬ 
ze del filtro. Il fenomeno della ri¬ 
duzione della tensione di alimenta¬ 
zione all'aumentare della corrente 
si chiama « regolazione ». Un ali¬ 
mentatore con una cattiva regola¬ 
zione ha delle forti diminuzioni di 
tensione all'aumentare della corren¬ 
te assorbita. 

Per studiare il comportamento . dei 
diodi al silicone in un alimentatore 
con secondario a presa intermedia 
abbiamo compiuto diversi esperi¬ 
menti. Nel mercato si trovano già 
dei complessini di diodi al silico¬ 
ne che possono essere inseriti di¬ 
rettamente al posto della valvola 
raddrizzatrice; noi però abbiamo 


preferito costruirci un complessino 
sperimentale. 

Prove pratiche 

Sono disponibili diodi aventi una 
tensione nominale inversa superio¬ 
re ai 1500 V, essi sono però troppo 
costosi e possono raddrizzare cor¬ 
renti troppo piccole. Collegando in 
serie più diodi si ottiene una ten¬ 
sione inversa direttamente propor¬ 
zionale al numero dei diodi. Si po¬ 
trà in questo modo ottenere un co¬ 
sto globale accessibile ed avere an¬ 
che la corrente necessaria. Una buo¬ 
na soluzione ci è sembrata quella 
di impiegare 4 diodi 1N2071 della 
Texas Instruments aventi una ten¬ 
sione inversa di 600 V. Le loro ca¬ 
ratteristiche sono le seguenti : 

Tensione inversa di cresta 600 V 

Tensione efficace in entrata 420 V 

Corrente raddrizzata media 750 mA 

Corrente di punta 6 A 

Temperat. di funzionamento 0-100 °C 
Alassi ma corrente inversa 0,2 mA 
Massima caduta di tensione 0,6 V 

Questi diodi sono molto piccoli : il 
corpo è lungo circa 6 mm ed ha un 
diametro di 5 mm. Il corpo è iso¬ 
lato e due terminali in argento ser¬ 
vono sia per il collegamento, sia 
per la dispersione del calore, nono¬ 
stante non si sia potuto notare al¬ 
cun aumento di temperatura. Due 
diodi in serie garantiscono una ten¬ 
sione inversa di 1200 V e possono 
dare una corrente di 750 mA, quasi 
equivalente a quella di 3 valvole 
5U4GB oppure 5AR4/Z34. I quattro 
diodi sono collegati a due a due in 
serie con gli anodi collegati ai pie¬ 
dini 4 e 6 e il catodo comune al 
piedino 8 di un comune zoccolo 
portante Octal G2-10. Una, vite cen¬ 
trale porta all' estremità una pia¬ 
strina che serve da supporto di e- 
stremità. Il tutto è ricoperto da una 
custodia in alluminio. La disposi¬ 
zione interna si vede nella fig. 2. 

Il complessino è stato provato nel¬ 


le condizioni più varie, però ci li¬ 
miteremo a descrivere l'esperienza 
fatta con un solo amplificatore e 
precisamente un Mullard modifica¬ 
to impiegante le EL34 ed avente 
una potenza nominale di 40 W. Es¬ 
so è alimentato da un trasformato- 
re avente un secondario a 400-0- 
400 V e 200 mA più una valvola rad¬ 
drizzatrice 5U4GB. Il trasformatore 
in entrata è un elettrolitico da 
30 ,uF e 500 V, seguito da una bo¬ 
bina da 100 Q. Venne inserita nello 
zoccolo tutta una serie di valvole 
raddrizzatrici ed il complessino di 
diodi. Misurando la tensione conti¬ 
nua nella presa intermedia del tra¬ 
sformatore di uscita, si sono tro¬ 
vati i seguenti valori: 


Tipo di 

Tensione 

raddrizzatore 

continua 

5R4GY 

425 V 

5U4GB 

450 V 

5AR4/GZ34 

475 V 

Compì, diodi 

505 V 


E' così dimostrato che la minore re¬ 
sistenza interna dei diodi permette 
di ottenere una maggiore tensione 
continua. 

Aumentando il carico al massimo 
la tensione di alimentazione con la 
5U4GB scende da 450 a 420 V, con 
il complessino di diodi essa scende 
solo da 505 a 490 V. 

Il complessino di diodi garantiva 
una regolazione molto migliore pe¬ 
rò Ja : tensione di alimentazione era 
troppo alta. Una resistenza di po¬ 
tenza collegata fra il piedino 8 e il 
primo elettrolitico potrebbe facil¬ 
mente ridurre la tensione a 450 V, 
però in questo caso la regolazione 
diventa praticamente uguale a quel¬ 
la della 5U4GB. Si è allora prova¬ 
to con un trasformatore di alimen¬ 
tazione da 350-0-350 V e 200 mA. 
La tensione continua è stata di 
455 V e la regolazione è ritornata 
sui 15 V. 



R o L 





a) 


Fg. 1 - (al Un ben noto raddrizzatore ad onda piena con secondario 
a presa intermedia. - La valvola è del tipo recente ed ha il catodo a 
riscaldamento indiremo- - (b) Equivalente della fig. (a) con diodi al sili¬ 
cone. - La numerazione dei piedini corrisponde a quella delle valvole 
5AR4 e 5V4, che possono essere sostituite da questo complessino a 
diodi; 


151 






Il complessino di diodi è rimasto 
in funzione continuamente per più 
di un anno e la tensione in uscita 
non è variata. 

Questo esperimento fa però nascere 
due problemi. I diodi non devono 
attendere che il filamento si scaldi 
prima di diventare conduttori, quin¬ 
di all'atto dell'inserzione tutta la 
tensione viene applicata immedia¬ 
tamente ai condensatori ed alle al¬ 
tre valvole, questa tensione, man¬ 
cando il carico, raggiunge il suo va¬ 
lore di cresta che nel caso del tra¬ 
sformatore da 350-0-350 V è di ben 
1,414 x 350 = 495 V. 

Qualcuno potrebbe suggerire che in 
questo caso occorre inserire un di¬ 
spositivo di ritardo che interrompa 
l'alimentazione finché i filamenti del¬ 
le valvole non si sono riscaldati. 
D'altra parte il condensatore elet¬ 
trolitico da 500 V può sopportare 
più facilmente la tensione che de¬ 
riva da un secondario a tensione 
più bassa. 

Portata di corrente 

Le valvole raddrizzatrici non soppor¬ 
tano delle correnti di punta così al¬ 
te come quelle ammesse dai diodi. 
La fig. 3 mostra l'andamento della 
corrente di corto circuito ammessa 
dal diodo 1N2071 in funzione della 
durata del corto circuito stesso. Co¬ 
me si vede subito si tratta di valo¬ 
ri veramente eccezionali. Molti han¬ 
no l'abitudine di « fissare » la loro 
apparecchiatura audio presentante 
qualche disturbo disinserendola per 
un istante e riattaccandola subito 
dopo. Al momento della reinserzio¬ 
ne probabilmente i condensatori so 
no scaricati ma le valvole sono an¬ 
cora ben calde ed il fortissimo as¬ 
sorbimento di corrente che ne con¬ 
segue può mettere definitivamente 
fuori servizio la raddrizzatrice. I dio¬ 
di al silicone possono invece forni¬ 
re queste correnti di punta senza 
alcun pericolo. 

Per eliminare gli inconvenienti do¬ 
vuti alle punte di corrente i costrut¬ 
tori di valvole sono soliti specifica¬ 
re la minima resistenza di placca. 
Questa resistenza include anche la 
resistenza effettiva del trasformato¬ 


re che si può calcolare nel modo 
seguente : 

Rcff ~ Rs -fi n 2 Rp 

dove R s — resistenza del seconda¬ 
rio; R P — resistenza del primario; 
n = rapporto di trasformazione. 
Nella fig. 1 si intende come resisten¬ 
za del secondario quella di un solo 
ramo. In genere per raggiungere il 
valore richiesto è sempre necessa¬ 
rio aggiungere delle resistenze in 
serie o sugli anodi o sul catodo, ma 
molto spesso questa precauzione 
viene ignorata. La sola resistenza 
effettiva del trasformatore è invece 
più che sufficiente per limitare la 
corrente al di sotto del massimo 
ammesso per i diodi al silicone. 

La bobina o la resistenza ed il se¬ 
condo condensatore di filtro della 
fig. 1A sono, secondo noi, comple¬ 
tamente superflui con un alimen¬ 
tatore a diodi. Lo stadio di uscita 
in push-pull può facilmente com¬ 
pensare l'ondulazione residua e tut¬ 
to quel che occorre è un conden¬ 
satore da circa 60 gF. 

Le bobine e le resistenze in serie 
hanno lo svantaggio di provocare 
una cattiva regolazione e di consu¬ 
mare potenza. 

Naturalmente queste considerazioni 
valgono per gli stadi finali in push- 
pull, per gli altri stadi occorre in¬ 
fatti un filtraggio più accurato. 

A vantaggio delle valvole ricordia¬ 
mo che due raddrizzatori in paral¬ 
lelo hanno una caduta di tensione 
uguale alla metà di quella di una 
valvola sola e che la 5AR4/GZ34 ha 
una regolazione confrontabile con 
quella dei diodi. 

Duplicatori di tensione 

L'alimentatore a duplicatore di ten¬ 
sione sta diventando popolare so¬ 
prattutto nel caso dell'impiego di 
diodi. Il duplicatore ha bisogno di 
un trasformatore con secondario a 
tensione più bassa e senza presa in¬ 
termedia, quindi meno costoso. Lo 
schema più comune è rappresenta¬ 
to nella fig. 4. Esso impiega due 
condensatori elettrolitici relativa¬ 
mente grossi, però adatti per una 
tensione più bassa del raddrizzato¬ 
le ad onda piena. Il duplicatore 


funziona praticamente nel modo se¬ 
guente: un condensatore viene ca¬ 
ricato durante una semionda e l'al¬ 
tro durante la semionda successiva. 
I condensatori sono in serie quindi 
le loro tensioni si sommano. Per ef¬ 
fetto del sistema di carica alterna¬ 
to con un secondario da 160 V e 
500 mA si può ottenere una alimen¬ 
tazione a 250 mA e 1,414x160x2 = 
453 V meno le perdite nel trasfor¬ 
matore e nei diodi. 

In pratica il duplicatore montato 
con diodi non ha l'alta tensione di 
cresta che presentava il raddrizza¬ 
tore ad onda piena in condizioni di 
carico nullo. I trasformatori costrui¬ 
ti per alimentare un duplicatore 
hanno una bassa resistenza effetti¬ 
va, quindi con dei buoni condensa- 
tori possono garantire una migliore 
regolazione della tensione. Poiché, 
mentre un trasformatore è sotto ca¬ 
rica, l'altro è in fase di scarica, ne 
consegue che l'ondulazione ha una 
forma differente e sembra legger¬ 
mente più favorevole di quella del 
trasformatore a presa intermedia 
per quanto riguarda il rumore di 
alternata. Ed infine il duplicatore è 
meno sensibile del raddrizzatore ad 
onda piena alle variazioni della ten¬ 
sione alternata. 

Consideriamo come esempio prati¬ 
co di duplicatore di tensione il tra¬ 
sformatore Triod R93A, progettato 
apposta per questo scopo e che for¬ 
nisce al duplicatore una tensione di 
166 V. La tensione massima con ca¬ 
rico nullo è uguale a 166x1,414x2 
— 468 V. Con un assorbimento di 
130 mA la tensione si riduce a 455 V 
e con un assorbimento di 250 mA a 
circa 440 V. Questa si può conside¬ 
rare una regolazione molto buona. 
I diodi in ciascun ramo del dupli¬ 
catore devono poter bloccare una 
tensione inversa di cresta pari a 
2xV s xl,414; è bene avere una buo¬ 
na sicurezza sotto questo punto di 
vista. 

I condensatori devono avere una ca¬ 
pacità di almeno 100 gF, con valori 
maggiori si ottengono risultati mi¬ 
gliori. La loro tensione nominale 
deve essere almeno superiore alla 
tensione anodica di funzionamento. 
Una diminuzione di 10 V della ten- 


152 












Fig. 4 ^ 

Il raddrizalore a duplicatore - C serve 
per ridurre l'ondulazione ma può anche 
essere soppresso - Il numero dì diodi 
per ramo dipende dalla tensione inversa 
di carta. 



sistema di 
disecc. suggerito 


alim. del 
Il amplif. 
-VWv-— 

^>-50ji,3W 

°-- / WVW“i 






sione alternata fa diminuire di cir¬ 
ca 40 V la tensione in uscita dal 
duplicatore, la diminuzione nel ca¬ 
so del sistema ad onda piena è di 
almeno 55 V. 

L'impiego dei diodi al silicone sia 
in duplicatori che in raddrizzatori 
ad onda piena porta sempre a dei 
vantaggi effettivi. I due principali 
sono la migliore regolazione della 
tensione e la possibilità di soppor¬ 
tare delle punte di corrente. Si pos¬ 
sono così costruire amplificatori di 
maggiore potenza ed i picchi tran¬ 
sitori non hanno quasi alcuna in¬ 
fluenza, perchè il tempo di ripresa 
è molto breve. Nel progetto si de¬ 


ve considerare V alimentatore nel 
suo complesso, perchè la tensione 
fornita dal trasformatore deve es¬ 
sere più bassa che nel caso delle 
valvole. Non è quindi possibile tra¬ 
sformare semplicemente un alimen¬ 
tatore a valvole in uno a diodi, oc¬ 
correrebbe infatti inserire delle re¬ 
sistenze che peggiorerebbero la re¬ 
golazione. 

I sistemi pratici di montaggio dei 
diodi sono svariati e ciascuno po¬ 
trà regolarsi secondo le circostan¬ 
ze; per quanto riguarda la disper¬ 
sione del calore nel campo audio il 
problema non esiste. 


Diodi regolatori 

Esiste un tipo di diodo al silicone 
che potrà trovare utili applicazioni 
nel campo dei circuiti audio, que¬ 
sto è il cosiddetto diodo Zener. Si 
tratta di un diodo avente una par¬ 
ticolare caratteristica inversa che 
lo rende molto adatto come regola¬ 
tore di tensione. 

La fìg, 5 rappresenta la caratteri 
stiea di un diodo Zener. Quando si 
applica una tensione inversa cre¬ 
scente ad un tale diodo si arriva 
ad un punto nel quale un ulteriore 
piccolissimo aumento di tensione 
fa aumentare moltissimo la corren¬ 
te; questo è il cosiddetto punto di 
regolazione o di Zener. Naturalmen¬ 
te la corrente massima deve essere 
limitata. I diodi Zener funzionano 
come i tubi a gas, hanno normal¬ 
mente una tensione minore ma pos¬ 
sono sopportare maggiori correnti. 
Per regolare tensioni superiori pos¬ 
sono venire collegati in serie. Le di¬ 
mensioni sono simili a quelle dei 
raddrizzatori. 

La fig. 6 illustra un semplice rego¬ 
latore di tensione montato per uso 
industriale. Il diodo Zenen impie¬ 
gato è il MZ27 della International 
Rectifier. II certificato di taratura 
individuale fornito assieme al dio¬ 
do indica una tensione di regolazio¬ 
ne di 28 V con 8 mA che attraver¬ 
sano il diodo. La resistenza R è sta¬ 
ta scelta in modo da avere gli 8 mA 
con il diodo cortocircuitato. Per ra¬ 
gioni di sicurezza e di stabilità si è 
impiegata una resistenza avvolta. 
Lo stabiilzzatore serve per la tara¬ 
tura di strumenti di misura. 

Studio di un nuovo alimentatore 

Dopo avere studiato i vari aspetti 
dei diodi al silicone vediamo di co¬ 
struire un alimentatore per un nuo¬ 
vo amplificatore. 

L'occasione si è dimostrata buona 
per provare il nuovo pentodo fina¬ 
le della G.E.C., il 7189 A. Questa val¬ 
vola è simile alla nota EL84, ma la 
G.E.C. ha impiegato per la costru¬ 
zione dell'anodo un nuovo materia¬ 
le laminato buon conduttore del ca¬ 
lore ed ha impegnato tutti i piedi¬ 
ni liberi come dispersori di calore 



◄ Fig. 5 

Caraneristiche del diodo Zener. 


153 





M Fig. 6 

Sorgente di tensione campione 
per uso industriale - L’uscita ser¬ 
ve per la taratura di strumenti 
di misura. 



A Fig. 7 - Amplificatore sperimenlale da 20 W. 



A Fig. 8 - Vista Inferiore dell’ampllffcafore da 20 W. 


per la placca e le griglie. La tensio¬ 
ne anodica può arrivare a 440 V. 
La tensione di griglia schermo è 
nominalmente di 400 V, ma può ar¬ 
rivare anche: a 415 V con una spe¬ 
ciale disposizione del circuito di 
griglia. Con queste tensioni si può 
ottenere una potenza in uscita di 
20-25 W. 

Come circuito si è scelto quello del 
ben noto Mullard, alquanto modifi¬ 
cato dopo lunghe esperienze e pre¬ 
sentante delle prestazioni veramen¬ 
te soddisfacenti. La vecchia valvola 
in entrata Ampex, la 5879, per ga¬ 
rantire una bassa distorsione ha bi¬ 
sogno di una tensione di circa 210 V. 
L'invertitore di fase che impiega 
una 6CG7 abbisogna di una tensio¬ 
ne di 300 V. I due primi stadi as¬ 
sorbono in tutto circa 4 mA. 

La coppia di valvole hnali 7189 A 
assorbiranno, secondo il collegamen¬ 
to in classe B o AB, una corrente 
da 15 a 80 mA a segnale zero ed 
una corrente di circa 125 mA a pie¬ 
no carico. Quindi un assorbimento 
totale di 150 mA sarà più che suf¬ 
ficiente per un amplificatore mono¬ 
fonico. 

Per garantire almeno un piccolo 
margine di sicurezza si scelse una 
tensione di alimentazione di 390 V. 

Perciò se non ci fossero delle per¬ 
dite nel trasformatore e nei diodi 
a segnale zero e se non ci fosse al¬ 
cun assorbimento di corrente, il se¬ 
condario del trasformatore a presa 
centrale dovrebbe avere in ciascun 
ramo una tensione di 390/1,414 = 
275 V. Un trasformatore reale do¬ 
vrà però fornire un po' più di 275- 
0-275 V ed il nostro problema era 
appunto di trovare quanto avrebbe 
dovuto essere questo aumento. 
Avevamo a disposizione un trasfor¬ 
matore da 400-0-400 V. Il primario 
poteva essere alimentato attraverso 
un Variac in modo che si poteva 
variare a piacere la tensione del 
secondario. Dopo i diodi al silicone 
si montò un condensatore da 60 uF 
ottenuto dal parallelo di un con¬ 
densatore doppio da 30+30 \x¥ e 
500 V. Con una resistenza da 5000 Q 
si sarebbe ottenuta una corrente di 
80 mA circa a 390 V. 

Dopo avere inserito l'alimentatore 
si è controllato che si otteneva una 
tensione continua a 390 V, quando 
il primario era ad una tensione di 
288 V su ciascun ramo. Si è dimo¬ 
strato perciò adatto al nostro sco¬ 
po il trasformatore R66BC della 
Triod con un secondario a 290-0- 
-290 V e 270 mA per l'anodica e cori 
due secondari per i filamenti, uno 
a 6,3 V e 10 A e uno a 5 V e 3 A 
che rimane inutilizzato nel caso dei 
diodi al silicone. 

Il trasformatore in uscita era il ti¬ 
po A410 della Dynaco che si adatta 
bene agli 8000 Q di carico richiesti 
dalle 7189 A e che può dare 25 W 
in uscita senza distorsione. 

Ed ora parliamo della polarizzazio¬ 
ne. Nel funzionamento in classe AB 
si possono avere dei notevoli bene¬ 
fìci se si dispone di una polarizza- 


154 


zione fissa. Per ottenere una tate 
polarizzazione costante si può im¬ 
piegare utilmente il diodo Zener 
1N1515 della International Rectifier. 
Una prova preliminare effettuata 
con il circuito montato su una ta¬ 
voletta ha dimostrato che la tensio¬ 
ne di polarizzazione fissata in 14 V 
rimaneva costante anche se la ten¬ 
sione alternata di alimentazione va¬ 
riava da 130 a 80 V. 

U circuito è montato nel modo se¬ 
guente. Un trasformatore F13X del¬ 
la Tri od è collegato con il suo av¬ 
volgimento a 6,3 V al corrisponden¬ 
te avvolgimento del trasformatore 
di alimentazione. L'alta tensione in 
uscita viene raddrizzata con un F4 
della Sarkes Tarzian, un altro pic¬ 
colo diodo al sihcone, filtrata con 
una resistenza e due condensatori 
e portata al diodo Zener ed alla re¬ 
sistenza di regolazione. Quest'ultima 
è stata scelta in modo da ottenere 
esattamente i —14 V di polarizza¬ 
zione. 


L'amplificatore illustrato nelle figu¬ 
re 7 ed 8, ed il cui circuito è rap¬ 
presentato nella fig. 9, ha dato in 
sede di misura i seguenti risultati : 


Potenza massima 22 W 

Distorsione di intermodu¬ 
lazione a 20 W 0,6 % 

Distorsione di intermodu¬ 
lazione a 5 W <0,1 % 

Tensione anodica con se¬ 
gnale nullo 390 V 

Tensione anodica con 20 W 
in uscita 382 V 

Corrente assorbita con se¬ 
gnale nullo dalle valvole 
finali 80 mA 

Segnale in entrata per 20 W 
m uscita 0,6 V 


L'amplificatore è rimasto continua- 
mente in funzionamento per diversi 
mesi. Le misure sono state ripetute 
periodicamente e sono sempre ri¬ 
maste identiche alle iniziali. 

Le valvole 7189 A producono molto 
calore e per il loro raffreddamento 


si deve prevedere una adatta venti¬ 
lazione. 

La valvola 6CG7 può essere sosti¬ 
tuita con una 12AU7/ECC82 con de¬ 
gli ottimi risultati. Se si deve ali¬ 
mentare una coppia di amplificatori 
di un sistema stereofonico si può 
impiegare il trasformatore di ali¬ 
mentazione R93 A della Triod che 
alimenta un duplicatore di tensione. 
In questo caso si è dimostrato con¬ 
veniente il sistema di disaccoppia¬ 
mento suggerito nella fig. 4. 

E' ancora possibile che qualche dio¬ 
do al silicone sia soggetto a gua¬ 
starsi anche se teoricamente questo 
dovrebbe essere un caso molto ra¬ 
ro. I diodi provati dall'autore han¬ 
no in genere dato dei buoni risul¬ 
tati anche per lunghi periodi di 
funzionamento. E' però certo che, 
perfezionando i sistemi di costru¬ 
zione e soprattutto ottenendo delle 
giunzioni diffuse, si potrà aumenta¬ 
re ancora la sicurezza di funziona¬ 
mento dei diodi al silicone. ■ 


155 













notiziario industriale 



ricaviamo le seguenti pagine dedicate ai registratori magnetici di 
alcune importanti ditte estere. Il quadro presentato è così vasto 
che tutte le esigenze relative ai magnetofoni per alta fedeltà pos¬ 
sono essere pienamente soddisfatte. 


Produzione BELL SOUND 
STEREO TAPE 
RECORDER 

(Registratore stereo a nastro) 




A Mod.ST-337 


A Mod. T-338 


Realizzazione professionale che incorpora 3 motori a 4 
poli. « Wow » e « Flutter » inferiori allo 0,2 per cento. 
Può essere montato in qualsiasi posizione. Lo stile nel 
quale è stato realizzato armonizza con tutti i nuovi pro¬ 
dotti della BELL. 

7 DIVERSI MODELLI 

T - 310: Monoaurale registratore-riproduttore 
T - 313: STEREO, 2 piste, registratore-riproduttore 
T - 321 : STEREO, 2 piste e 4 piste riproduttore 
T - 323 : STEREO, 2 piste registratore-riproduttore, 4 pi¬ 
ste riproduttore STEREO 

T - 333: STEREO, 4 piste registratore-riproduttore,!, 2 
piste riproduttore STEREO 

T - 337: STEREO, 4 piste registratore-riproduttore, 2 
piste riproduttore STEREO (questo modello 
incorpora il preamplificatore stereo Bell Mo¬ 
dello RP - 320) ^ 

T - 338 : Identico al modello T - 337 ma montato in una 
valigia adatta per il trasporto (300 -CC) 

CARATTERISTICHE 

Tutti i modelli di registratori sono funzionanti con motori 
a 50 Hz 110 V. 


(Quando il registratore è impiegato con il preamplificatore 
stereo RP - 320). 

Risposta di frequenza: 18 ~ 16.500 Hz ± 3 dB alla velocità 
di 7,5” al secondo; 18 15.000 PIz ± 3 dB alla velocità di 3,75” 

al sec. (dati medi per registrazione e riproduzione 2 piste e 
4 piste. Per la sola riproduzione la risposta si estende a 
20.000 Hz alla velocità di 7,5”/sec. ed a 16.000 Hz alla velocità 
di 3,75"/sec. 

Testine: 4 piste, larghezza del traferro 0,17 mils, 3,5 mV d'u¬ 
scita; 2 piste, larghezza del traferro 0,17 mils, 5 mV d'uscita 
(rilevati dal nastro standard). 

Rapporto segnale disturbo: migliore di 50 dB rispetto al se¬ 
gnale picco registrato con una distorsione del 3 per cento. 

Flutter: inferiore allo 0,2 per cento alla velocità di 7,5”/sec.; 
inferiore allo 0,25 per cento alla velocità di 3,75”/scc. 

Riavvolgimento e avanzamento veloce: 30 pollici al secondo; 
nel corso di questa commutazione le testine vengono stac¬ 
cate dal nastro. 

Diametro massimo delia bobina: 7 pollici (175 mm.). 
Assorbimento: 50 W, 117 V (senza il preamplificatore). 

Dimensioni: 30 x 34 cm.; profondità sotto al piano di mon¬ 
taggio 12,5 cm., sopra il piano di montaggio 5 cm. 

Peso con imballo: kg. 10 circa. 


156 



notiziario industriale 


Produzione 

ampex 

STEREO TAPE 

RECORDER 

REPRODUCER 

Mod. 960 ► 



(Registratore e riproduttore stereo a nastro) 

Il mod. 960 è un registratore a nastro magnetico in gra¬ 
do di registrare programmi stereofonici o monoaurali, 
e di riprodurre registrazioni sia su due che su quattro 
piste. Essa è stato progettato con criteri di grande fles¬ 
sibilità tanto che, collegandolo a due amplificatori con 
radiatori mod. 2560, si può ottenere un vero « Comples¬ 
so stereofonico portatile » in grado di produrre effetti 
sonori di varia natura. 

CARATTERISTICHE 

Alimentazione: a 110 V, 50 Hz. 

Tempo di funzionamento: variabile in funzione della velocità, 
dei numero di piste magnetiche disponibili, e della lunghezza 
della bobina adottata — con una bobina da 80 metri alla 
velocità di 19 cm/sec si ha una durata di 2 ore e 8 min. 
Ingressi di registrazione: ingressi di linea ad alta impedenza 
(radio/TV/fono ausiliario) 0,3 Volt eff. per un livello norma 
le. Ingressi microfonici ad alta impedenza. 

Risposta di frequenza in riproduzione: da 30 a 20.000 Hz alla 
velocità di 19 cm/sec. 

Da 30 a 15.000 Hz alla velocità di 7 cm/sec. 

Entro ± 2 dB da 50 a 15.000 Hz a 19 cm/sec, con 55 dB di 
espansione dinamica. 

Entro 2 dB da 50 a 10.000 Hz a 7 cm/sec, con 50 dB di 
espansione dinamica. 

Flutter e Wow: al di sotto dello 0,2 per cento a 19 cm/sec 
inferiore allo 0,25 per cento per 7 cm/sec. 

Testine magnetiche: fabbricate con le stesse norme di preci¬ 
sione applicate negli equipaggiamenti professionali per gli 
studi di registrazione. 



A Mod. 970 


STEREO MONITORING RECORDER 

(Registratore stereo con spia) 

Questo modello ha caratteristiche elettriche e meccani¬ 
che identiche al mod. 960, differisce da quest'ultimo per 
il fatto che nella stessa valigetta del registratore sono 
alloggiati due amplificatori con radiatori acustici che per¬ 
mettono, mediante una sola valigetta, di riascoltare la 
registrazione stereofonica appena effettuata. La potenza 
dei 2 amplificatori è di 5 watt per canale, radiati da un 
altoparlante ovale da 19 cm. su ogni canale. Per le al¬ 
tre caratteristiche si rimanda al modello 960. 


Mcd, 2010 



STEREO AMPLIFÌER SPEAKER 

(Amplificatore stereo con altoparlanti) 

Il registratore Ampex mod. 960 completo di due unità 
amplificatrici con riproduttore mod. 2010 costituisce il 
complesso portatile Ampex mod. 2560. 

E' questo un amplificatore atto a fornire una potenza 
di 1Ò watt (20 picco) con una linearità di risposta con¬ 
tenuta entro =t 0,1 dB nella completa gamma delle fre¬ 
quenze udibili con una distorsiane armonica eguale o 
minore dello 0,5%. La sensibilità per l'uscita nominale 
è di 0,18 Volt, ed il rumore di fondo inferiore ad 80~cìB 
sotto al livello d'uscita. Il modello 2010 incorpora un 
riproduttore da 20 cm. (8 pollici). 

Questa esecuzione è sistemata in un mobile a valigia 
finemente rifinito, di facile trasportabilità. 




PROFESSIONAL PORTARLE TAPE 
RECORDER 

(Registratore a nastro professionale portatile) 

Le brillanti caratteristiche di questo registratore a na¬ 
stro magnetico soddisfano perfettamente anche esigen¬ 
ze di carattere professionale tuttavia lasciando alTap- 
parato pregevoli doti quali la trasportabilità e la ma¬ 
neggevolezza — derivanti dalle sue minime dimensioni 
di ingombro-. —. La possibilità di impiegare un ingresso 
a bassa impedenza (mediante trasformatore fornito co¬ 
me accessorio); l'uscita bilanciata o sbilanciata a 600 
ohm; il minimo tempo di partenza (inferiore a 1/5 di 
secondo), costituiscono le migliorie più recenti appor 
tate a questo noto registratore magnetico. 

CARATTERISTICHE 

Testina di registrazione: A traccia intera o a mezza traccia. 
Velocità, del nastro: 18 cm/sec. 

Diametro delle bobine: Normalmente da 12,7 cm, fino ad un 
massimo di 19 cm. 

Risposta di frequenza: Da 40 a 15.000 Hz non più di 4 dB sol 
to, a 15 kHz; entro ± 2 dB da 40 a 10 kHz. 

Rapporto Segnale/Disturbo: Oltre 55 dB con un massimo del 
3 per cento di distorsione per una testina a traccia intera; 
oltre 50 dB per una testina a mezza traccia. 

Flutter e Wow: Inferiore allo 0,17 per cento. 

Tempo di partenza: Istantaneo (il nastro accelera e raggiun¬ 
ge la velocità di riproduzione in meno di 1/5 di sec). 

Tempo di arresto: Inferiore ad 1 sec. 

Tempo di funzionamento: 32 minuti con bobine da 17,7 cm 
(40 metri); 32 minuti per ciascuna direzione con testina a 
mezza traccia. 

Tempo di riavvolgimento: 90 secondi per una bobina lunga 
40 metri. 


157 





notiziario industriale 


Precisione della velocità di riproduzione : ± 0,2 per cen io 

(± 3,6 sec per una registrazione di 30 minuti). 

Modi di funzionamento: Riproduzione-Registrazione: Inter¬ 
ruttore selettore (si deve premere il pulsante di sicurezza, 
quando si passi da Riproduzione a Registrazione). 

Il pulsante di sicurezza si illumina durante la registrazione. 
Veloce - Avanti - Riavvolgimento. 

Interruttore selettore (asservito al comando Riproduzione- 
Registrazione). 

Controlli di livello: Controlli di mescolazione separati; Livel¬ 
lo del microfono di registrazione; Livello della linea di regi¬ 
strazione. Uno strumento indicatore indica direttamente tutti 
i livelli di funzionamento. 

Ingressi di registrazione: Microfono — questo ingresso è com¬ 
patibile a microfoni con impedenza alta o bassa. In questo 
ultimo caso occorre far uso del trasformatore accessorio Am- 
pex mod. 17331-1 che si collega come una unità a spina. 


Linea (sbilanciata): 0,5 Volt sono necessari per una registra¬ 
zione normale. 

Uscita di riproduzione: 600 £2; 1,3 Volt bilanciata o sbilan¬ 
ciata. 

Controllo uscita riproduzione: Una presa Jack permette di 
controllare l'ingresso della testina di registrazione oppure l'u¬ 
scita di riproduzione, mentre si effettua la registrazione. 
Amplificatori: Si fa uso di amplificatori separati per la regi¬ 
strazione, la riproduzione, il microfono e per la linea. 
Testine: Tre testine separate vengono usate per cancellare 
registrare e riprodurre. Le testine sono contenute in un uni 
co complesso. 

Alimentazione: 117 Volt; 50 Hz; 61 Watt. 

Dimensioni (compresa la valigetta): 23 x 41 cm. 

Accessori: Trasformatore di impedenza microfonico a spina 
mod. 1733-1; Amplificatore con radiatore acustico mod. 620 
in apposita valigia portatile. 

Peso: 1? kg. circa. 



AMPLIFIER SPEAKER 

(Amplificatore e altoparlante) 

E' una unità progettata per adattarsi al mod. 601. Anche 
questa unità è portatile e insieme ad un registratore 
mod. 601 costituisce un sistema di registrazione e di ri- 
produzione che può essere spostato con grande faci¬ 
lità e che trova numerosi impieghi tecnici e commer¬ 
ciali. Il mod. 620 è provvisto di un altoparlante da 24 cm. 
di diametro di speciale costruzione. L'amplificatore da 
10 watt ad alta fedeltà è costituito da un circuito in 
controfase con un tempo di intervento molto rapido per 
transienti di sovraccarico. In collegamento all'amplifi¬ 
catore è usata una « rete reciproca » che permette di 
ottenere una curva di risposta molto uniforme. 


CARATTERISTICHE 

Risposta di frequenza del radiatore: Da 65 ad oltre 10.000 Hz 
essenzialmente lineare. 

Risposta (in aria): La curva è stata tracciata con un micro¬ 
fono campione posto in un campo libero, in asse con la unità 
radiante in un semi spazio costituito da un angolo solido 
di 2 re steradianti. 

Risposta di frequenza deiramplifìcatore : Da 20 a 20.000 Hz 
entro ± 1/2 dB. 

Potenza d'uscita: 10 Watt con assenza di distorsione armo¬ 
nica. Il radiatore può sfruttare tutta la potenza erogata. 
Rapporto segnale-disturbo; Il ronzio deH'amplificatore, com¬ 
preso il rumore di fondo è 70 dB sotto il segnale d'uscita. 
Controlli e collegamenti: Controllo di volume; controllo bas¬ 
si-alti; interruttore di accensione e indicatore acceso-spento. 
Equalizzazione: Un solo controllo sul pannello frontale re¬ 
gola il livello in uscita verso il radiatore, esaltando i bassi 
ed attenuando gli alti o viceversa. La massima esaltazione 
dei bassi è di 6 dB relativa agli alti e quella degli alti è di 
6 dB rispetto ai bassi. 

Alimentazione dell'altoparlante esterno: Usando il Jack di 
collegamento per l'altoparlante esterno sì esclude automati¬ 
camente l'altoparlante del mod. 620 e la rete reciproca. In 
tal modo all'alimentatore esterno è inviata una uscita lineare. 
Impedenza di ingresso: 20 kQ. 

Impedenza di uscita: 12 Q. 

Alimentazione: 117 Volt; 50 Hz; 58 Watt. 

Dimensioni: 32,5 x 40 x 20 cm. 

Peso : 10 kg. 



PROFESSIONAL 
PORTARLE STEREO 
RECORDER 

(Registratore stereo 
professionale portatile) 

4 Mod. 601-2 

Questo modello permette di effettuare registrazioni so¬ 
pra un solo canale, oppure su canale doppio (stereo) e 
di riprodurre nastri con incisioni stereofoniche a trac¬ 


cia intera o a mezza traccia. Inoltre su ciascun canale è 
possibile la miscelazione dei segnali entranti dal micro¬ 
fono e dagli altri ingressi. L'assoluta assenza di inter¬ 
modulazione tra una traccia e l'altra lo rendono un ap¬ 
parato di qualità professionali. Anche questo modello, 
come il mod. 601 è dotato di trasformatore microfonico 
a spina per l'ingresso a bassa impedenza. 

CARATTERISTICHE 

Tutte le caratteristiche del mod. 601-2 sono quelle già indi¬ 
cate per il mod. 601, con raggiunta: 

Testine: Concellazione della traccia intera - Registrazione 2 
canali (in linea) - Riproduzione 2 canali (in linea). 

Reiezione effettiva di intermodulazione tra le tracce: Supe¬ 
riore a 50 dB. 

Alimentazione: 117 Volt; 50 Hz; 85 Watt. 

Dimensioni: 23 x 35 x 61 cm. 

Peso: 18,8 kg. 


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notiziario industrialo 



Il modello 85 Viking è un meccanismo fondamentale di 
registratore a nastro per registrazioni e riproduzioni ad 
alta fedeltà su una vasta gamma di frequenze. 

La flessibilità della forcella delle testine del « Viking 
85 » è tale da permettere a piacimento l'intercambia¬ 
bilità o raggiunta delle teste di cancellazione, di regi¬ 
strazione o di riproduzione. 

Nuovi modelli di testine possono essere montati senza 
nessuna modifica della parte costruttiva e senza l'ausi¬ 
lio di adattatori. 

II modello 85 incorpora in una sola testina le funzioni 
di ben quattro testine e questa caratteristica lo rende 
capace di qualsiasi tipo di registrazione e di riprodu¬ 
zione. Tutti i meccanismi di questo tipo vengono for¬ 
niti completi di interruttore, di filtro del nastro, di inter¬ 
ruttore di sicurezza per la cancellazione e possiede una 
forcella porta testine di tipo ad innesto che permette 
l'impiego di testine a quattro piste sia con nastri per 
quattro piste che con nastri per due piste. 

Nel modello 85 non è impiegato nessun componente in 
materiale plastico, esso è completamente costruito in 
alluminio il quale assicura una elevata stabilità mecca¬ 
nica nel tempo. 

Tutte le bussole sono dimensionate con ampi margini di 
sicurezza per ovviare alle vibrazioni meccaniche. 

ESECUZIONI DEL MODELLO 85 


85 R 

Registratore-Riproduttore monoaurale. Con lesta a mezza mi¬ 
sta per la cancellazione e la registrazione, 

85 RQ 

Registratore-Cancellatore monoaurale con riproduttore ste¬ 
reo. Identica all'esecuzione 85 R ad eccezione delle testine di 
riproduzione per un quarto di pista. 

85 Q 

Solo riproduttore per un quarto oppure per mezza pista. 

85 ES 

Canee]Jatore-Registratore-Riproduttore monoaurale e stereo. 
Testine per mezza pista per la cancellazione, la registrazione 
e la riproduzione. 

85 ESQ 

Cancellatore-Registratore-Riproduttore monoaurale e stereo. 
Uguale all'esecuzione ES ad eccezione delle testine aggiunti¬ 
ve per un quarto di pista per la riproduzione. 

85 RMQ 

Canceliatore-Registratore-Riproduttore monoaurale e stereo. 
Fornito con testine per un quarto di pista per la registra¬ 
zione e la riproduzione. Nastri magnetici per un quarto di 
pista monoaurali e stereo. 


CARATTERISTICHE MECCANICHE 

Velocità di funzionamento; 19 cm/sec e 9,5 cm/sec. 
Variazione di velocità: In media minore dello 0,2 per cento. 
Regolazione di velocità a lungo periodo: 0,5 per cento. 
Diametro massimo delle bobine: 19 cm. 

Motori; Per I'azionambento della ruota satellite, a 4 poli ad 
induzione; per l'azionamento della ruota traente, a 4 poli a 
coppia variabile. 

Potenza richiesta: Assorbimento nominale 120 Watt, a 115 
v oIt, 50 Hz. 

Azionamento della ruota satellite: Trasmissione a cinghia 
dalla piattaforma del motore completamente ammortizzata. 
Volano dinamicamente bilanciato di 670 grammi. 


Supporti del motore: Del tipo a bussola, con lubrificazione 
per 1.000 ore. 

Tempo di riavvolgimento: 1 minuto e mezzo per un nastro 
lungo 48 metri su bobina da 19 cm. 

Contatore digitale: E' situato vicino al lato inferiore della 
piastra; ed è azionato con una cinghia dalla bobina destra, 
e può essere riportato a zero manualmente agendo sul bordo 
zigrinato della ruota di ritorno a zero. 

CARATTERISTICHE DELLE TESTINE 

Risposta di frequenza: Alla velocità di 19 cm/sec, da .30 a 
16.000 Hz. ; i 

Isolamento tra i canali: 50-55 dB. 


RECORDER 


REPRODUCER 


(Registratore 
e riproduttore) 


Mod. STEREO 
COMPACT 


Questo registratore stereo su nastro magnetico si avvale 
di tutti i requisiti offerti dal meccanismo di registrazio¬ 
ne Viking mod. 85 e di un complesso di amplificazione 
stereo ad alta fedeltà. 

Realizzazione compatta e funzionale, risultata da una 
attenta elaborazione tecnica. 

Con il complesso « STEREO-COMPACT » si ha la scelta 
fra quattro piste o fra due piste di registrazione e per 
la riproduzione si ha un complesso preesistente. 

Con il complesso « STEREO-COMPACT » è possibile la 
registrazione su nastro magnetico di dischi, programmi 
MA ed MF stereo multiplex e riproduce qualsiasi tipo 
di nastro magnetico registrato. Indicato per qualsiasi 
impiego con particolare riguardo per registrazioni e ri- 
produzioni ad elevata qualità musicale. 

La costruzione meccanica prevede la sua installazione 
in mobili a muro. Il funzionamento è garantito per qual¬ 
siasi sistemazione, sia verticale, sia orizzzontale. Fornito 
con rifinitura in alluminio lucido oppure con piastra 
frontale e con comandi dorati. 

CARATTERISTICHE 

Risposta di frequenza: 30 14.000 Hz entro ± 2 dB. 

Amplificatori di registrazione: A due canali, con indicatori di 
livello ad indice, indipendenti. 

Equalizzazione: NAB (standard). 

Ingressi di registrazione: Separati per programmi con sor¬ 
genti ad alto ed a basso livello. Ingressi per microfono e 
testina magnetica posti frontalmente; ingressi ad alto livello 
siti posteriormente all'amplificatore. 

Testine Stereo: Ogni sezione delle testine è idonea per il 
funzionamento monoaurale. 

Alimentazione: 110/115 Volt; 50 60 Hz; 125 W di picco. 

Peso netto: kg. 10,3. 

Modello RMQ: Testine di cancellazione e di registrazione a 
quattro piste; testine di riproduzione a quattro piste. Regi¬ 
stra su 4 piste e riproduce quattro e due piste. 

Modello ESQ: Testine di cancellazione e di registrazione a 
quattro piste, testine di riproduzione a quattro piste - Regi¬ 
stra su due piste, riproduce nastri a quattro e a due piste, 
NOTA: Il modello « Stereo-Compact » viene fornito anche 
nei due modelli RMQ e ESQ (ved. mod. 85). 

Il solo vantaggio del modello ESQ è un rapporto segnale 
disturbo leggermente migliore e l'assoluta mancanza di dia¬ 
fonia fra le piste. 



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notiziario industriale 



TAPE 

RECORDER 

REPRODUCER 

( Registratore 
a nastro 
e riproduttore) 

Mod. VIKING 
STEREO 


E’ questa una realizzazione che alle caratteristiche del¬ 
l'alta fedeltà associa il requisito della massima tra¬ 
sportabilità. 

Questo modello si avvale del meccanismo base VIKING 
modello 85 e dell'amplificatore per registrazione e per 
riproduzione VIKING modello RP62C, queste due unità 
sono state riunite in modo funzionale ed elegante in 
una custodia a valigetta di facile trasportabilità. ■ La se¬ 
zione amplificatrice per la riproduzione funziona quale 
monitore nel corso della registrazione tramite una cuffia 
stereo ad alta impedenza. Sul pannello frontale sono 


sistemati gli ingressi per il microfono come pure gli 
innesti per l'inserzione della cuffia stereo succitata op¬ 
pure per l'inoltro dei segnali in un complesso ampli¬ 
ficatore riproduttore stereo ad alta fedeltà per il ria¬ 
scolto ad elevata potenza. 

Un cassetto, con chiusura, ricavato sul fondo permette 
la sistemazione dei nastri, delle bobine e di tutti gli ac 
cessori. 

Valigia robusta ed elegante, ricoperta con materiale 
plastico di colore bruno, spigoli rinforzati. 

CARATTERISTICHE 

Risposta di frequenza: 30 14.000 Hz entro ± 2 dB. 

Amplificatori registratori e riproduttori: A due canali indi¬ 
pendenti con regolazione dei picchi specificatamente compen¬ 
sati per ogni testina fornita. La sezione amplificatrice per la 
riproduzione agisce quale unità preamplificatrice dei segnali. 
Equalizzazione: NAB (Standard). 

Ingressi per la registrazione: Separati per le sorgenti ad alto 
ed a basso livello; 2 ingressi di registrazione ad alto livello, 
2 ingressi per microfono; 2 uscite per l'inserzione dei com¬ 
plessi amplificatori riproduttori. Tutti questi ingressi sono 
posti frontalmente. 

Testine Stereo: Testine separate per la cancellazione, la regi¬ 
strazione e la riproduzione su quattro piste Modello RMQ e 
su due piste ESQ. Per questi modelli a tre testine gli ampli¬ 
ficatori modello RP62C-3 sono di normale equipaggiamento 
e permettono la riproduzione attraverso il preamplifìcatore 
da testine a quattro piste. Il modello ES, a due testine, im¬ 
piega l'amplificatore per la registrazione e la riproduzione 
di tipo RP62C. 


Lo sforzo che la Viking ha intrapreso per la realizza¬ 
zione di questo nuovissimo complesso registratore-ripro¬ 
duttore magnetico era inteso verso una sempre più 
larga divulgazione dell'alta fedeltà. 

Lo scopo prefisso è stato pienamente raggiunto ed il 
pieno successo ha coronato la laboriosa elaborazione di 
questo progetto. Il modello Viking 76 Compact raggiun¬ 
ge i più elevati requisiti tecnici, e quello che maggior¬ 
mente conta ai fini della divulgazione dell'alta fedeltà, 
ad un prezzo ragionevole. 

In questo modello la frequenza di polarizzazione è di 
80 kHz ed assicura in tal modo le migliori caratteristi¬ 
che di registrazione in tutta la gamma delle frequenze 
che si estendono da 25 Hz a 16 kHz. 

L'amplificatore di registrazione ha una distorsione pro¬ 
pria uguale o minore allo 0,25 per cento per un livello di 
registrazione corrispondente allo « O » dell'indicatore di 
livello incorporato. La silenziosità dei meccanismi di tra¬ 
sporto è stata particolarmente studiata. 

L'intero meccanismo di trasporto è azionato da un solo 
motore. 

REQUISITI 

Registra e riproduce -solo nastri a 4 piste, stereo o monoau¬ 
rali alla velocità di 9,5 e di 19 cm/sec. 

Oscillatore di polarizzazione a 80 kHz per una registrazione 
indistorta di segnali sino a 16.000 Hz. 

Doppi indicatori di livello indipendenti. 

Unico regolatore di avanzamento a 4 posizioni: (1) Riavvol¬ 
gimento; (2) Arresto; (3) Riproduzione; (4) Avanzamento 
Ingressi ad alto livello, uscite per il controllo della registra¬ 
zione, uscite delle testine magnetiche di riproduzione (sulLi 
parte posteriore dell'amplificatore). 

Commutazione ad azionamento istantaneo e silenzioso. 

35 dB di controreazione per una bassa distorsione. 
Riscaldamento dei tubi preamplifìcatori con corrente conti 
nua per un basso ronzio. 

CARATTERISTICHE 
Risposta di frequenza in registrazione: 

25 -r- 16.000 Hz entro ± 3 dB alla velocità di 19 cm/sec. 

20 18.000 Hz entro ± 6 dB alla velocità di 19 cm/sec. 

25 -è- 6.000 Hz entro ± 3 dB alla velocità di 9,5 cm/sec. 


TAPE 

RECORDER 

REPRODUCER 


Mod. 76 
COMPACT 



20 ^ 12.000 Hz entro ± 6 dB alla velocità di 9,5 cm/sec. 

Risposta di frequenza in riproduzione: 

25 16.000 Hz alla velocità di 19 cm/sec entro ± 3 dB con 

equalizzazione NAB. 

20 18.000 Hz alla velocità di 19 cm/sec entro ± 6 dB con 

equalizzazione NAB. 

25 12.000 Hz alla velocità di 9,5 cm/sec entro ± 3 dB con 

equalizzazione E.I.A. 

20 -t- 15.000 Hz alla velocità di 9,5 cm/sec entro ± 6 dB con 
equalizzazione E.I.A. 

Rapporto segnale disturbo: migliore di 55 dB misurato con 
un segnale registrato a 6 dB sotto alla saturazione ed alla 
velocità di 19 cm/sec. 

Sensibilità: all'ingresso microfono a nastro 1 mV ad 1 kHz 
per un livello « 0 » di registrazione. All'ingresso per livelli 
alti 100 mV ad 1 kHz per un livello « O » di registrazione. 
Uscita della testina di riproduzione: 2 mV ad 1 kHz (senza 
equalizzazione). 

Distorsione nella registrazione: l'amplificatore per la regi¬ 
strazione ha una distorsione inferiore allo 0,25 per cento al 
livello « O » dell'indicatore. 

Tubi elettronici dell'ampHficatore di registrazione: 4-ECC83/ 
12AX7; 1-12AU7; rettificatori a semiconduttori. 
Alimentazione: 110 + 120 Volt; 50 Hz; 60 Watt. 


LÀBIR s.r.i. - PIAZZA 5 GIORNATE 1 - TELEFONO 7957 62/3 - MILANO 


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A TU PER TU 


CO / LETTORI 


lacovitti Guglielmo - Roma 

D - Posseggo un complesso Alta Fedeltà com¬ 
posto da : 

1 ) amplificatore e preamplifìcatore da 20 W 
General Electric MXA 1-320 con risposta da 
30 a 15000 Hz. 

2) sintonizzatore Geloso. 

3) Giradischi semiprofessionale Lenco con 
braccio microbilanciato da me costruito, e 
testina a riluttanza variabile Perpetuum. 

4) n. 0. altoparlanti University da 12 pollici, 
di cui uno coassiale ed uno Woofer. 

5) n. 2 casse a corner dì cui allego uno 
schemino. 

1 difetti che ancora riscontro in questo com¬ 
plesso da me montato sono ì seguenti : 

1°) con amplificatore spento e presa dì cor¬ 
rente in rete, sento nei due altoparlanti un 
leggerissimo continuo ronzio. 

2°) Avendo un'entrata di 10 mV nell'ampli¬ 
ficatore con la testina Perpetuum o Generai 
Electric, la resa a pieno volume è inferiore 
ai 20 W di potenza. 

3° ) Pur avendo migliorato la qualità del 
braccio rispetto a quello originale con disco 
nuovo e puntina nuova, alla potenza di 3 
o 4 W circa, incomìncio a riscontrare del 
fruscio. 

4) Non riesco a mettere bene a massa la 
testina che, anzi, avvicinata a una massa di 
{erro o dì filo elettrico assorbe una gran 

quantità dì disturbi. 

Ho già provato tutti i tipi di collegamento, 
sia con testina Perpetuum che General Elec¬ 
tric. Ho sentito dì certi filtri antifruscio e 

di trasformatori d' impedenza per testina. 
Usandoli otterrei qualche risultato? 

Gradirei avere un Vostro parere sulla resa 

delle mie casse a corner e se sono adatte 
agli altoparlanti University 620.1 extended 
range e C12W (Woofer da 25 W). 

R - 1°) Il difetto che Lei lamenta potrebbe 
essere dovuto ad induzione fra i fili della 
rete e ì fili di collegamento agli altoparlanti. 

Questo fenomeno infatti può manifestarsi se 
gli altoparlanti hanno un'impedenza relativa¬ 
mente alta (come nel suo caso Zr — 16 fì, 
semprechè abbia collegato in serie ì due al¬ 
toparlanti) e se ì loro fili di collegamento 
corrono vicini e paralleli ai fili d'alimenta¬ 
zione. Per evitare ciò può provare a scher¬ 
marli. 

2°) Il fatto che a pieno volume non riesca 
a raggiungere ì 20 W dì uscita non ci è dì 
grande aiuto, sia perchè non dice che po¬ 
tenza ha effettivamente in uscita, nè con che 
disco è stata effettuata la prova, nè con che 
procedimento. Se le testine in Suo possesso 
fossero del tipo elettrodinamico, con un'im¬ 
pedenza d'uscita dell'ordine dei 2-3 Q, sa¬ 


rebbe senz'altro necessario l'apposito trasfor¬ 
matore-adattatore, questo inoltre spieghereb¬ 
be la piccola potenza d'uscita. 

Essendo il segnale insufficiente si deve col- 
legare il pick-up all'ingresso del basso livel¬ 
lo del preamplifìcatore, se esiste, o disporre 
di maggior amplificazione. 

3) La potenza di 4 W applicata ad un alto¬ 
parlante di rendimento medio corrisponde 
ad un volume sonoro che è notevolmente 
intenso per un normale ambiente domestico. 
Generalmente questa potenza si raggiunge 
solo nei pieni orchestrali, per cui il livello 
medio di tutta l'incisione è notevolmente in¬ 
feriore. Logicamente se si mantiene un vo¬ 
lume esageratamente alto, sia per le carat¬ 
teristiche fisiologiche del nostro orecchio, sìa 
per la breve distanza che ci separa dalla sor¬ 
gente sonora, il fruscio, che comunque è 
sempre presente, a qualunque potenza, ci 
sembrerà molto più evidente. 

L'ottimo stato del disco ha poi un'importan¬ 
za relativa, perchè parte del fruscio è do¬ 
vuta alla pasta con cui è formato e ogni casa 
editrice usa materiali leggermente diversi 
con differenti rumori di fondo. 

4°) Poiché nelle testine compaiono delle in¬ 
duttanze, in presenza di forti campi magne¬ 
tici variabili esterni se ne sentirà l'effetto 
anche se le testine sono schermate e hanno 
gli avvolgimenti in controfase. 

E' possibile eliminare in parte il fruscio sa¬ 
crificando le frequenze più alte dello spettro 
acustico. In sostanza si tratta di un filtro 
passa-basso RC o LC, con una frontiera a 
fronte piuttosto ripido e variabile fra i 4 e 
i 12 kHz. 

Comunque questi filtri non sono in vendita, 
ma sono parte integrante del circuito del pre- 
ampiifìcatore. Spesso un semplice condensa¬ 
tore disposto sul potenziometro di volume 
può migliorare la situazione. Le sue casse, 
pur non essendo nulla di particolare, posso¬ 
no dare discreti risultati. 


Franco Sofra - Roma 

D - Ho notato a pag. 275 del n. 10 del '59 
della Vostra Rivista, un interessante circuito 
di « Controllo di misura stèreo » riguardo al 
quale desidererei sapere: 

1 ) Se esso è veramente utile ed efficiente, 
come afferma l'autore dell'articolo, anche 
con i dischi stereofonici attuali. 

2) Se il circuito di questo controllo può es¬ 
sere inserito tra il pream-plifìcatore e gli 
amplificatori del mio complesso ad Alta Fe¬ 
deltà stereofonica, composto dì due amplifi¬ 
catori Philips il cui schema è pubblicato a 
pag. 25-26 del « Fascicolo estratto dal bol¬ 


lettino tecnico d'informazione n. 11-12-13» 
della Philips, e dal preamplifìcatore stereo 
apparso sul n. 10 del '59 di « Alta Fedeltà » 
a pag. 266-267, senza perdere nulla in fe¬ 
deltà, e cioè in linearità di risposta, in ru¬ 
more di fondo, in distorsione e in diafonia. 
3) Quanti volt richiede per l'alta tensione 
il controllo stereo in questione. Vi faccio no¬ 
tare in proposito che dall'alimentatore dei 
mìo complesso ho disponibile una presa per 
circa 300 volt. 

a ) Desidererei sapere se i valori indicati sul¬ 
lo schema in questione sono tutti esatti. 

5) Che lunghezza e che tipo di cavo scher¬ 
mato posso usare per collegare l'uscita del 
« Controllo di misura stereo » all'amplifica¬ 
tore senza avere attenuazione alle frequenze 
alte. 

R - 1 ) Il controllo è molto efficiente, ma se 
ì dischi sono correttamente incisi, il suo ef¬ 
fetto è quello dì alterare l'esecuzione musi¬ 
cale originale. Se invece si ha a che vare 
con dischi stereo nei quali l'effeetto stereo 
sìa o esagerato o quasi impercettibile, al 
lora torna utile il controllo di misura stereo. 

2) Sì, a condizione che i due segnali di en¬ 
trata sinistro e deestro siano rigorosamente 
uguali. Le altre caratteristiche non cambiano. 

3) L'alta tensione al B -j- è di circa 200 V. 

4) Lo schema di fìg. 275 del n. 10-1959 del¬ 
la ns. rivista è stato fedelmente ricavato 
dallo schema pubblicato dalla rivista « Au¬ 
dio » ; riteniamo che esso sia corretto ovun¬ 
que. 

5) Trattandosi di uscita a media impedenza 
è bene che la lunghezza del cavetto scher¬ 
mato di collegamento all'amplificatore fìna'e 
non superi i 2 m. Il tipo di cavetto dovrà 
essere a bassa capacità, comunque non su¬ 
periore* ai 100 pF/metro. 


Agostino Cannizzo - Milano 

D - Possiedo un giradischi Motorola mod. 
SH12 dotato di 2 altoparlanti 10 + 10 W di 
uscita, vorrei sostituirli con 2 Philips biconi- 
ci dì impedenza 7 Q. 

Il trasformatore d'uscita ha un'impedenza 
di 4 Q, chiedo se è possìbile, la sostituzione 
senza nessuna variante o se devo appor¬ 
tare qualche modifica al trasformatore e 
quale. 

R - La soluzione più semplice è di collegare 
i due altoparlanti Philips in parallelo tra 
loro e alla presa 4 ohm del trasformatore 
di uscita. 

Per un miglior adattamento converrà dispor¬ 
re in serie ai due altoparlanti da 7 (in 
parallelo tra loro), un potenziometro di 2 
c 3 ohm, da regolarsi intorno al valore di 
1/2 ohm per la ricerca della minima distor¬ 
sione. 


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Franco Terrusi » Milano 

D Avendo intenzione di costruire un buon 
preamplifìcatore stereofonico, ho ricavato 
uno schema che potrebbe fare al caso rivo 
e ve lo sottopongo per ottenere i vostri au¬ 
torevoli chiarimenti e consigli. 

Questo schema l'ho ottenuto combinando due 
schemi da voi pubblicati : l'amplificatore ste¬ 
reofonico Scott 229 ed il preamplifìcatore ap¬ 
parso sul numero 3 del I960, 

Gradirei gentilmente sapere : 

ì ) nella posizione NARTB qual'è il valore 
esatto della resistenza che shunta il gruppo 
10 M e 3,2 n in parallelo e se sono giusti 
i collegamenti dei gruppi di equalizzazione 
col commutatore, specie nelle posizioni 
NARTB e microfono. 

2) la posizione elettrica delia presa supple¬ 
mentare dei potenziometri dei toni e se detti 


potenziometri sono del tipo lineare o loga¬ 
ritmico. 

3 ) dato che non mi convince molto il cir¬ 

cuito usato dalla Scott per il filtro antirum- 
ble, se è consigliabile usare un nitro a dop¬ 
pio T usato dalla Geloso, applicandolo tra 

la placca di V 4 e il circuito del loudness. 

4 ) se è sufficiente per l'accoppiamento tra 

V 2 e V 3 un condensatore di soli 1000 pF 

ed i gruppi annessi. 

5) il valore delle tensioni principali dei pri¬ 
mi due stadi. 

R - 1°) In posizione NARTB vengono inse¬ 
riti fra A e C un condensatore da 15 oF 

e fra B e D una* resistenza da 18 k‘Q il cui 
valore è queilo da Lei richiesto. 

Lo studio critico di un preamplifìcatore, cui 
Lei si riferisce, si rifà ad uno schema della 
Dynahit (pubblicato su «alta fedeltà» n. 9 
del 1958) del quale riproducemmo l'esatto 
circuito elettrico senza peraltro avere i dati 
riguardanti le varie tensioni. 


2°) I potenziometri per i controlli di tono 
sono a variazione lineare con presa centrala. 

3°) Riteniamo che grosso modo la sostitu¬ 
zione sia possibile; sarebbe meglio però 
porre in serie all'uscita una resistenza da 
330 kQ. Le facciamo tuttavia notare che lo 
scopo dei due filtri non è lo stesso. Infatti, 
mentre quello della Geloso è soprattutto ■ un 
filtro antì-rumble, quello della Scott è un 
filtro anti-ronzìo, ossia con una frequenza 
di taglio un po' più alta. 

4'°) Il valore di questa capacità è esatto. 
Il suo basso valore è giustificato dall'alta 
resistenza di fuga e dai fatto che è parte 
integrale del filtro di ronzio. 

5° ) Siamo spiacenti di non poterle fornire 
i valori delle tensioni perchè mancano an¬ 
che nello schema originale. La comprensi¬ 
bile riservatezza che hanno alcune Ditte ci 
impedisce spesso di dare tutti i dati riguar¬ 
danti apparecchiature commerciali. 




Il preamplipcalore per il canale A è Identico a 
quello per II canale B anche se questo, nello 
schema, è appena indicato. 

Le resistenze segnale ^ sono del tipo a strato 
di grafite- 


ENTRATE (canale A) 

Ai entrata per pickup piezoelettrico 
A? x> » testina magnetica di registratore 
A;) » » pikup a riluttanza variabile 

Ar, s » sintonizzatore 

USCITE (canale A) 

A_i Uscita per registratore 

Ah » s ampllflicalore di potenza 

SELETTORE DELLE EQUALIZZIONI 

1 LP 

2 78 

3 RIAA 

4 sintonizzatore 

5 NARTB 

6 microfono 


ENTRATE (canlae B) 
le medesime di A 

USCITE (canale B) 
le medesime di A 

Gli amplificatori da pilotare sono due "P3 Kl- 
TRONIC" 

Le valvole sono 4 12 A x 7 
Filtro a doppio T. taglio a 20 H 2 

SELETTORE DELLE FUNZIONI 

1 manoaurale 

2 bilanciamento A 

3 bilanciamento B 

4 stereofonìa 

5 stereofonia inversa 

6 canale A 

7 canale B 


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Soffiato Armando - Padova 

D - Sono un dilettante, ed essendo intenzio 
nato a costruire l'amplificatore apparso nel 
numero di maggio 59, mi sono trovato in 
difficoltà circa la reperibilità sul mercato i- 
taliano del T. U. GP 300 della C.S.F. e del 
potenziometro da 0,5 MQ con prese a 50 
kQ e 120 kQ. 

Prego quindi di darmi qualche delucida- 
zione in merito circa la reperibilità, ed even¬ 
tualmente anche il prezzo di questi due pez¬ 
zi staccati, inoltre vorrei sapere se i due 
potenziometri che regolano il negativo dì 
griglia alle due EL84 sono chimici od a fiio 
ed eventualmente il vantaggio di que_st'ul- 
timi. 

Vorrei inoltre ancora sapere se tutti ì po¬ 
tenziometri, e cioè-, volume, bassi, alti, ri¬ 
lievo sono a variazione logaritmica. 

R - I prodotti CSF sono reperibili presso la 
Soc. Microfarad (Milano - Via Derganino 
n. 18-20). Il potenziometro 0,5 MQ a prese 
può essere fornito o dalla Lesa (Milano • 

Via Bergamo 21), o dalla Seci (Milano - 

Via G. B. Grassi n. 97, o dalla Miai (Mi¬ 
lano - Via Fortezza n. 11); facciamo notare 

che se i valori ohmici delle due prese non 
sono a 50 kQ o a 120 kQ la cosa non ha 
grandissima importanza ; ciò significa che 
sono adottabili potenziometri similari a ^quel¬ 
lo indicato nello schema, anche non esatta¬ 
mente corrispondenti al medesimo. 

I due potenziometri 10 kQ regolatori della 
polarizzazione di griglia delle EL84 sono chi¬ 
mici essendo piccola la potenza in gioco. 

I potenziometri del volume, dei toni e dei 
rilievo sono a variazione logaritmica. 

Fortunato Antonio - Andria 

D - La presente per pregarvi di volerci fare 
sapere il costo del libro di cui pubblicate 
a pagina 56 della Vostra rivista « alta fe¬ 
deltà » del mese di Febbraio scorso. 

R - Il prezzo del libro « HI-FI Made easy » 
di Norman M. Chrowhurst e pubblicato col 
n. 90 della Gernsback Library Book, è di 
2,90 dollari. 

II prezzo in Lit. al cambio attuale Lenendo 
conto delle spese di importazione si aggina 
sulle 2.500. 

Avvertiamo per scrupolo-, che detto libro e 
in lingua inglese. 

Mazzocca Antonino - Catanzaro 

D - Mi rivolgo a cotesta spettabile consulen¬ 
za per un quesito che non è di alta fedeltà 
ma è ad essa intimamente connesso, seppure 
a carattere limitato, per così dire, al mio 
caso. 

Sono in possesso di un amplificatore auto- 
costruito, a tutti triodi, qualche cosa come 
il DÓ0P Allocchio Bacchini, ma ancor più cu¬ 
rato agli effetti della riproduzione (Filtro di 
entrata induttivo con raddrizzatore 83 a va¬ 
pori di mercurio, polarizzazione fìssa e rego¬ 
labile di tubi; i tubi, controfase finale e 
controfase preamplifìcatore, funzionamento In 
AB). Le finali sono due triodi a bassa sen¬ 
sibilità, quindi con elevata tensione di gri¬ 
glia, per cui è necessario un esatto bilan¬ 
ciamento delle correnti di riposo nel prima¬ 
rio del trasformatore di uscita, ottenibile, 
come sopra detto, in quanto l'alimentazione 
di griglia è ottenuta con alimentatore sepa¬ 
rato e il trasformatore d'entrata ha due se¬ 
condari separati. 


Poiché la rete locale a 220 V ha dei forti 
sbalzi di tensione, per cui oscilla da 200 a 
235 V, avviene che tutte le tensioni di ali¬ 
mentazione e di polarizzazione variano e co¬ 
sì la corrente delle finali le quali funzionano 
con elevata tensione di placca ed elevata 
tensione negativa di griglia, per contenere 
la dissipazione nei limiti. Pertanto il contro¬ 



fase finale è costretto a funzionare in con¬ 
dizioni variabili di alimentazione e di ca¬ 
rico. 

Ho deciso pertanto di adottare uno stabiliz¬ 
zatore di tensione ed ho acquistato il CIT 
Volt Rapid 20°/220/R (Compagnia Italiana 
Trasformatori - Via G.B. Pirelli, 29 - Milano). 
Ho ottenuto la stabilità dell'alimentazione 
ma anche un fastidioso ronzio di alternata, 
evidentemente dovuto allo stabilizzatore. Non 
si tratta di ronzio indotto giacché si manife¬ 
sta anche ponendo lo stabilizzatore a di¬ 
stanza di 8-10 metri o in un'altra stanza. Mi 
sono rivolto alla CIT chiedendo se poteva 
consigliarmi un filtro d'onda e pregandola 
di inviarmi lo schema elettrico dello stabi¬ 
lizzatore, ma sono ormai trascorsi quindici 
giorni senza alcun riscontro. 

Vorrei pertanto sapere da cotesta spett.le 
Consulenza se è possibile eliminare l'incon¬ 
veniente, conoscere lo schema elettrico del¬ 
lo stabilizzatore ed essere consigliato sulla 
adozione di un filtro d'onda, nella sua co¬ 
stituzione e punto di inserzione nello stabi¬ 
lizzatore. 

R - Lo stabilizzatore di tensione da Lei adot¬ 
tato è del tipo a ferro saturo, ai cui numerosi 
pregi si affianca un solo difetto : la forma 
d'onda della tensione stabilizzata è ricchis¬ 
sima d'armoniche. 

L'entità di queste raggiunge, in normali sta¬ 
bilizzatori, il 30% con una certa prevalenza 
della terza armonica, tuttavia usando un fil¬ 
tro d'armoniche è possibile portarle al 5%, 
percentuale più che tollerabile. 

E' probabile che l'alimentatore non riesca a 
filtrare convenientemente le -armoniche del¬ 
la frequenza di rete, che vi siano' accoppia¬ 
menti- fra lo stadio alimentatore e il pream- 
plifìcatore e che i filamenti inducano ronzìo 
se alimentati da una tensione alternata tan¬ 
to deformata. 

Lo schema elettrico base di uno stabilizza¬ 
tore, è rappresentato nella figura allegata. 
L'adozione di un filtro è pertanto consiglia¬ 
bile, a questo proposito potrà rivolgersi al¬ 
ia Ditta AROS - Via Belinzaghi, 17 - Milano, 
che probabilmente le risponderà, ma non 
prima di una quindicina di giorni. 


Prof. Dott. Arrigo Barbieri - Vicenza 

D - Vi sarei molto grato se voleste darmi 
qualche informazione sui seguenti punti nei- 
la Vostra appendice della Rivista « A tu per 
tu coi lettori » : 

I ) Le testine per pick-up a bobina mobile 
sono superiori, soprattutto agli effetti della 
distorsione, a quelle a riluttanza variabile? 

2) Sono state costruite testine a bobina mo¬ 
bile per riproduzione dei dischi stereo? In 
caso affermativo gradirei indicazioni suMe 
ditte che le fabbricano e sulle rappresen¬ 
tanze in Italia che possano fornirle. 

3) In Italia Settentrionale quali ditte possono 
fornire testine e punte dì ricambio della 
Pickering? 

R - 1 ) Le testine a bobina mobile sono rite¬ 
nute superiori a quelle a riluttanza variabile 
per essere esenti dai due difetti caratteristi¬ 
ci dì queste ultime: e cioè: 

1.) la notevole induttanza (può arrivare vino 
a 1 Henry) comporta una risonanza fra 10 
e 15 kHz non sempre compensabile con una 
opportuna resistenza di carico; 2.) possibi¬ 
lità che attraverso la forte induttanza il 
preamplifìcatore capti il ronzio del motorino 
del giradischi. Le testine a bobina mobije, a- 
vendo bassissima impedenza (pochi ohm), 
hanno carattere resistivo, non hanno risonan¬ 
za e non captano campi inducenti. 

2) Sì — Il rivelatore « stereo - Grado » è a 
bobina mobile. La Grado costruisce anche il 
relativo braccio in legno teck ; è atto a ri¬ 
produrre dischi sia stereo, sia monofonici. 

II rappresentante per l'Italia è la Soc. AUDIO 
- Torino - via G. CasaIis, 41. 

Prezzi: braccio di 12" «Grado» L. 40.000; 
fonorivelatore stereo « Grado » L. 55.000. 
Pure la « Ortophonic » produce pick-up ste¬ 
reo a bobina mobile — Materiali « Grado » 
e « Ortophonic » sono anche reperibili pres¬ 
so la « Windsor Electronic Corporation-»^.r.l. 
Roma - via Nazionale, 230. 

3) Testine e relative puntine di ricambio 
della Pickering sono reperibili presso: LA- 
RIR - Milano - p.za 5 Giornate, 1. 

Giovanni Ellero - Artegna (Udine) 

D - Vi sarei grato se mi informaste onde ri¬ 
volgermi per acquistare il « Dust-Bug » per 
pulitura dischi, pubblicato sul n. 5 pag. 125 
e 13C di « aita fedeltà ». 

R - Il DustlBug è reperibile presso la Soc. 
« Hi-Fi » 13 rue Frissart - Paris 3e al prezzo 
di 21 NF pari a L. 2700 circa compreso im¬ 
ballo e trasporto. 

Rag. Mario Abbate - Roma 

D - In ordine a quanto è stato pubblicato 
sul n. 5 dell'« alta fedeltà » I960, vorrei 
far costruire per mio uso due mobili a cassa 
chiusa, identici a quello illustrato, a cura del 
dott. ino. Postorino, alle pagg. 142 e sego, 
sul predetto, numero 5. 

Sono incerto sui seguenti argomenti : 
a) Voi avete indicato come altoparlante Woo¬ 
fer il tipo Jensen P12P (con impedenza 8 
ohm, presso L. 12.000 circa) e per altopar¬ 
lante Tweeter il tipo Jensen P35VH (impe¬ 
denza 16 ohm, prezzo L. 3.000 circa). 

Il catalogo della Jensen, da me richiesto alla 
Spett. Larir di Milano, non contempla tali ti¬ 
pi, e la suddetta ditta, nella sua lettera d; 
risposta, pone il dubbio che nella precisazio¬ 
ne degli altoparlanti pubblicati nel suddetto 
articolo, si sìa incorso in un errore di stampa. 
Vi prego pertanto precisarmi quali sono esat- 


163 




tornente i tipi da impiegarsi in ordine a 
quanto pubblicato sull'attuale catalogo Jen- 
$en, che certamente avrete in possesso, 
b) Per quanto riguarda il materiale acustico, 
che come detto nell'articolo deve essere si¬ 
stemato attraverso le due camere su ciascun 
lato dell'altoparlante Woofer, sono incerto 
se il piazzamento del materiale acustico deve 
limitarsi soltanto alia parte segnata in bleu 
(nella fotocopia che Vi allego) ovvero deve 
anche estendersi alla parte segnata in ros¬ 
so, se il materiale acustico deve essere po¬ 
sto soltanto sul fondo delle parti segnate op¬ 
pure anche sulle pareti interessate. Nell'ar¬ 
ticolo non è stato precisato lo spessore del 
materiale acustico, vogliate cortesemente in¬ 
dicarmelo. 

c ) Nell'articolo di cui trattasi si legge che 
gli altoparlanti vanno tappati con la « MON- 
TUE ». Di quale materiale esattamente si 
tratta? Sulla piazza di Roma il nome Mon¬ 
tile è completamente sconosciuto, gradirei 
pertanto, se possibile, conoscere l'indicazio¬ 
ne di un fornitore di Milano. 

R - a) L'altoparlante Jensen P-12-P corri¬ 
sponde all'attuale P-12-RX della stessa Casa, 
le sue caratteristiche sono: potenza 14 W ; 
impedenza della bobina 6-8 Q ; diametro 
del cestello 12" 1 /8 ; profondità 6" 1 /16 ; dia¬ 
metro deh foro nel baffle 10"l/2 — Il Twee¬ 
ter P35-VH è un radiatore diretto, potenza 
15 W; risposta fra 2 kHz e 14 kHz, impe¬ 
denza della bobina mobile 16 Q, cestello 
quadrato di lato 3"1 /2, profondità 2"1 /8, 
diametro del foro nel baffle 3"l/8. Nessun 
errore di catalogo è stato da noi commesso, 
il P12-RX ed il P35-VH sono indicati a pag. 
14 del catalogo 165-C Jensen, distribuito 
dalla LARIR. 

b) L'ovatta deve essere estesa a tutte le su- 
perfrci interne delle 2 camere ai lati del 
Woofer, cioè alla parte rossa ed ai fianchi 
verticali del mobile. Lo spessore dell'assor¬ 
bente acustico non è critico, e può essere 
compreso fra 8 e 12 mm. Esso sarà pressato 
verso il centro per necessità di montaggio. 

c) La « Monti te » si trova in commercio nel 
paese di origine della Rivista « Electronics 
world », mentre da noi questo nome non è 
noto. Comunque si tratta di chiudere erme¬ 
ticamente le aperture intorno agli altopar¬ 
lanti sul pannello frontale, il che si può ot¬ 
tenere con feltri opportuni e con nastri pla¬ 
stici adesivi. 

Federico Giuseppe - Milano 

D - Desiderando realizzare un buon pream- 
plifica l £ore ho messo gli occhi su quello il 
cui studio critico a cura dell'ing. G. Baldan 
è apparso sul n. 3 1960. 

Lo schema elettrico di tale preamplificatore 
mi pare sìa identico a quello apparso sul 
n. 9 pag. 264 annata 1958 col titolo « L'u¬ 
nità preamplifìcatrice Dynakit ». 

La Ortophonic, eesclusivista per Milano della 
Dyuako, da me interpellata mi ha dichiara¬ 
to che tale unità non viene più venduta nè 
ha più disponibile la relativa scatola di mon¬ 
taggio, pertanto, deciso a realizzarla, chiedo 
alla Vs. cortesia alcuni schiarimenti : 

1 ) Sul circuito del n. 9-58 noto un elettroli¬ 
tico da 0,05 sull'uscita anodica della V1B ed 
un condensatore da 0,1 in serie all'uscita 
audio che non figurano sul circuito del nu¬ 
mero 3-60. 

2) Qual'è la tensione anodica d'entrata e 
quali i valori delle varie tensioni di col¬ 
laudo? 

3) Le resistenze usate è sufficiente siano da 
1/2 Watt? 


4) Sono esatti i collegamenti alle varie se¬ 
zioni del commutatore 

5) Tale preamplifìcatore è sufficiente per le 
testine a riuttanza variabile della Goldring e 
della G. E.? 

R - 1 ) E' bene conservare i condensatori da 
50 e 100 kpF per evitare che le tensioni 
continue dei catodi di V; e V 2 arrivino ri¬ 
spettivamente al magnetofono e all'ampli¬ 
ficatore di potenza. 

Tali condensatori possono essere omessi 
quando gli ingressi al magnetofono e all'am¬ 
plificatore presenti no una capacità di accop¬ 
piamento incorporata. 

2) L'alta tensione di alimentazione anodi¬ 
ca è di 200 V c.c. 

Non possiamo fornirle le varie tensioni di 
collaudo perchè non sono state pubblicate nè 
dalla « Revue du Son » nè da ■:< Radio E- 
iectronics»; infine non siamo in possesso di 
un tale preamplifìcatore su cui effettuare le 
misure. 

3) Per quanto s>a generalizzato l'uso di re¬ 
sistenze i.a 1/2 W, noi consigliamo di adon¬ 
tare resistenze da 1 W quando il valore oh¬ 
mico è alto e siano percorse da corrente 
continua (in questo caso le 4 resistenze di 
carico anodico). 

A) La sezione del commutatore in basso de 
ve essere come in fìg. 1 a pag. 74 del 3-'ó0 
e non come in fìg. 1 di pag. 264 del n. 9-'58, 
cioè il contatto 4 deve toccare sempre il se 1 - 
tore rotante. 

5) Questo preamplifìcatore è adatto per va¬ 
ri tipi di capsule, in particolare anche per 
la 600 Goldring e per la VRII G. E, 

Tore Ximenes - Sassari 

D - Reecentemente ho acquistato un magne¬ 
tofono di classe (Philips mod. EL 3538) per 
formarmi una nastroteca di buone registra¬ 
zioni. Avrei voluto incidere le trasmissioni 
a modulazione di frequenza della RAI-TV, 
ma in Sardegna questo non è abitualmente 
possibile, perchè per apparecchiature di clas 
se il rapporto segnale-disturbo è alquanto 
basse e si registrano molto fruscii e distorsio¬ 
ni a causa della deficienza di ponti radio a- 
deguati. 

Vorrei pregarvi pertanto di indicarmi se in 
Italia esistono in commercio dei nastri ma¬ 
gnetici pre-registrati di musica classica, op¬ 
pure se ci sia qualche ditta rappresentante 
di case estere che possa procurare il materia¬ 
le di cui sopra, dietro richiesta. 

R - Per l'acquisto di nastri magnetici di mu¬ 
sica sinfonica Ella può rivolgersi alla S.p.A. 
LA VOCE DEL PADRONE - Milano - Via Do- 
menichino, 14 - come pure può interpellare 
la Never Markt - Milano - Via Vittorio Colon¬ 
na, 8, che è la società più specializzata in 
tutte le applicazioni del magnetofono, o infi¬ 
ne alle « Messaggerie musicali » - Milano - 
Galleria del Corso. 

Giorgio Borromei - Venezia 

D - Vorrei sapere in quali punti di un__cir- 
cuito elettrico, preferibilmente, vanno appli¬ 
cate le resistenze « Craking » e quale il lo¬ 
ro fine ultimo. Se sono indicate solo per i 
preamplifìcatori o se danno dei vantaggi ri¬ 
levanti anche negli amplificatori di potenza. 
Dove potrei trovare di tali resistenzbe? 
Vorrei inoltre sapere, poiché avrei bisogno 
di resistenze ad alta stabilità, se le « Cra¬ 
king » possiedono anche questa prerogativa, 
ovvero come sono costituite le resistenze <c a 
strato » e dove ne potrei trovare. 


R - Le resistenze a craking e quelle a strato 
sono la stessa cosa e sono ottenute per de¬ 
posizione di un sottile strato di carbonio su 
un cilindretto di porcellana. 

Il carbonio è ottenuto per crakizzazione di 
uria certa quantità di idrocarburi in atmosfe¬ 
ra fortemente rarefatta. 

Sono resistenze a basso rumore di fondo al 
datte per i primi stadi degli amplificatori. 
Come campo di lavoro si va dal 1/4, 1/8 di 
watt, ai 3 watt. Per più forti dissipazioni 
vanno bene le resistenze a filo su nucleo 
ceramico. 

Sono resistenze di notevole stabilità ! La 
Teenahon di Milano - Via Livinallongo, 3 - 
Telef 564.239 - produce resistenze craking 
ed è consociata alla ditta Cobalto che fa il 
tipo a fio su nucleo ceramico. 

Alessandro Borgo - Milano 

D - Ho costruito un amplificatore. 

Siccome i toni bassi non mi sembrano sod¬ 
disfacenti, ed avendo inoltre deciso di rin¬ 
chiudere il complesso in un mobile, tenendo 
all'esterno il solo stadio preamplifìcatore, a- 
vendo deciso dì costruire quel preamplìfìca- 
tore da voi consigliato nel numero 7-1959 a 
pagina 181, che impiega la valvola E CC 88 
purtroppo, non sapendo come adattare il 
preamplifìcatore all'amplificatore, non ho ot¬ 
tenuto che risultati... disastrosi. 

Vorrei sapere, per favore, quali sono le mo¬ 
difiche da apportare affinchè tutto funzioni 
a dovere. 

R - Il preamplifìcatore in oggetto è adatto 
per essere collegato ad un qualsiasi buon 
amplificatore di potenza; non capiamo per¬ 
ciò « ì risultati disastrosi » ai quali Ella è 
pervenuta. 

Osserviamo che essendo il preamplifìcatore 
munito di entrambi i controlli di tono, oc¬ 
corre abolire gli altri due controlli di tono 
posti in entrata del suo amplificatore di po¬ 
tenza , 

Allora il collegamento tra le due unità deve 
essere fatto in cavetto schermato a bassa ca¬ 
pacità fra la boccola segnata uscita in fìg. 7 
a pag. 81 de! numero 7-1959 di alta fe¬ 
deltà e il terminale alto de! potenziometro R5 
del volume nell'unità di potenza. 

Ben inteso la calza schermante del cavetto 
di collegamento deve essere connessa alla 
massa dei due telai. 

Il preamplifìcatore è adatto per fonorivela¬ 
tore ceramico. 

Dott. Carlo Mariani - Priolo (Sira¬ 
cusa ) 

D - desiderei conoscere l'indirizzo della soc. 
Majestic per avere il catalogo della produzio¬ 
ne riproduttori hi-fi di questa spett. Casa. 

R - Pensiamo ch'Ella voglia riferirsi alla Mo¬ 
lestie - FIRTE - l'idirìzzo è: 

Pavia - Via Frank n. 15 

oppure: Milano - C.so Europa n. 20. 


I quesiti di carattere 
tecnico devono essere 
accompagnati dalla 
somma di L* 500 per 
spese di consulenza 


164 










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produrre registrazioni sia su due che su quattro piste. Può 
essere collegato a due unità amplificatrici mod. 2010, da 
10 W (20 picco) munite di riproduttore (20 cm ) ottenendo 
così un complesso portatile: queste unità presentano una 
linearità di risposta entro 0,1 dB, una distorsione ar¬ 
monica = o < dello 0,5%, una sensibilità per uscita no¬ 
minale di 0,18 V ed un rumore di fondo < 80 dB sotto il 
livello dì uscita. 



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Tempo di funzionamento: variabile in funzione della velocità, dei numero di piste magnetiche disponibili, e della lunghezza della bobina 
adottata — con una bobina da 80 metri alla velocità di 19 cm/sèc si ha una durata dr .2 ore e 8 min. 

Ingressi di registrazione: ingressi di linea ad alta impedenza ( radio/ TV/fono ausiliario) 0,3 Volt eff. per un livello normale - Ingressi 
microfonici ad alta impedenza. 

Risposta di frequenza in riproduzione: da 30 a 20.000 H 2 alla velocitò di 19 cm/'sec. 

Da 30 a 15.000 Hz alla velocità dì 7 crn/sec. , 

Entro ± 2 dB da 50 a 15.000 Hz a 19 crn/sec, con 55 dB di espansione dinamico. ' 

Entro ± 2 dB da 50 a 10.000 Hz a 7 cm/sec, con 50 dB di espansione dinamico. 

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